Splendori lignei a Gravedona

TESORI LOCALI – Una studiosa altolariana attribuisce a un abilissimo intagliatore comasco gli arredi conservati nella sacrestia di San Vincenzo
Sono dell’intagliatore comasco Andrea Radaelli, morto nel 1725, gli splendidi armadi conservati su tre lati nella sacrestia di San Vincenzo a Gravedona, parrocchiale che sorge accanto al celebre battistero romanico di Santa Maria del Tiglio. L’attribuzione è della studiosa Pieralda Albonico, che pubblicherà entro l’anno un resoconto delle sue ricerche in merito sul bollettino della neonata “Società Storica Altolariana”, sodalizio culturale di cui è socia fondatrice.
Laureata in Cattolica

con una tesi sullo scrittore comasco Carlo Linati, insegnante e autrice di antologie scolastiche, Pieralda Albonico è appassionata di storia e arte locali tra Cinquecento e Settecento e ha pubblicato i volumi Gravedona paese d’arte (Nuova Editrice Delta 2006) e Il santuario della Beata Vergine di Livo (Nuova Editrice Delta 2006) oltre a contributi di carattere storico-artistico sulle riviste Quaderni della biblioteca del Convento francescano di Dongo, Clavenna, Bollettino della Società Storica Valtellinese, Plurium e Archivi di Lecco e della Provincia.
«Mi sono occupata delle botteghe di intagliatori comaschi tra Seicento e Settecento per un’attribuzione ad Andrea Albiolo di Bellagio di un’opera conservata nel Santuario della Beata Vergine di Livo, nel volume del 2006 – dice la studiosa – Allora attribuivo appunto, su base stilistica, l’organo presente in chiesa, precedentemente situato nella parrocchiale di San Giacomo nuova di Livo, all’intagliatore Andrea Albiolo di Bellagio, esecutore nel 1712, tra l’altro, della splendida cornice, con angeli e volute di foglie d’acanto, dell’ancona lignea cinquecentesca intagliata da Giovan Angelo del Maino e dorata e dipinta da Gaudenzio Ferrari con l’aiuto di Fermo Stella per il Santuario dell’Assunta di Morbegno».
E ora è giunta a questa nuova attribuzione a Gravedona: «È stata una grande emozione rivelare il nome dell’abilissimo intagliatore Radaelli, che ha eseguito gli armadi, ornati di preziosi fregi e putti e di sacri personaggi a tutto tondo, per la sacrestia di San Vincenzo. Lo inseguivo da tempo senza trovarne traccia». E rivela: «Non mi convinceva il nome dell’artista accolto fin qui dagli storici, un improbabile “Antonio Raffaele Falilela”, sulla base, cominciai a supporre, di una lettura errata di un documento a stento decifrabile che permetteva di sciogliere in tal senso le lettere apposte all’elaborata struttura: “A. R. F.”». Ma la bellezza e la cifra stilistica dell’opera «suggerivano un altro nome che pure si adattava alla perfezione a quelle iniziali – prosegue la ricercatrice – permettendomi di scioglierle in questo modo: “Andrea Radaelli Faceva”». Trovato il nome però serviva «un’attestazione probante», «anche perché le notizie sull’artista comasco si ricavano da sporadiche ricerche né esiste un lavoro d’insieme che dia conto della sua eccellenza. È inoltre difficile distinguere gli esecutori nei lavori a più mani a cui anche il maestro non si sottrasse: egli infatti operò con Paolo Felice Cassina, come è documentato, per lo splendido altare ligneo della parrocchiale di San Michele a Rovenna, commissionato nel 1692 e realizzato su disegno dello stuccatore Giovan Battista Barberini». La ricercatrice è sta sollecitata dalla recente attribuzione ad Andrea Radaelli di due Madonne da parte di Daniele Pescarmona, sulla base del confronto con la Sant’Anna dell’Ospedale di Como realizzata nel 1724-’25. «Finalmente, una nota relativa a pagamenti “al Radaello per i lavori in sacrestia” in un inventario confermava che la mia intuizione era giusta e indirizzava al documento che cercavo», dice.
La ricercatrice lancia infine un appello: «Numerose opere a intaglio sono andate irrimediabilmente perdute. E di altre si teme il deterioramento e la perdita». Scopo della “Società Storica”, che ha sede nell’ex chiesa di San Sebastiano a Gravedona in via al Castello 7, è proprio recuperarne la memoria.

Lorenzo Morandotti

Nella foto:
Un particolare con San Sebastiano

Articoli correlati

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.