«Sponsorizzazioni lecite e legittime. I proventi usati per centinaia di bambini»

Pallone calcio

«Le sponsorizzazioni ricevute sono lecite e legittime. I relativi proventi sono stati utilizzati per garantire servizi a centinaia di bambini e ragazzi».
L’avvocato Fabrizio Lepore, che assiste le due società sportive comasche coinvolte nella vicenda che ha travolto lo studio dei commercialisti Antonio e Stefano Pennestrì, è intervenuto ieri in merito alle notizie delle presunte fatturazioni gonfiate per abbattere gli imponibili dei clienti dello studio.

«In relazione a notizie apparse sulla stampa – spiega il legale – preciso a nome dei miei clienti che i contributi di sponsorizzazione erano del tutto leciti e legittimi, regolarmente fatturati, e in relazione ai quali sono state pagate le imposte adempiendo ai conseguenti obblighi fiscali». «I relativi proventi sono stati utilizzati, e sempre sarà così anche in futuro, solo ed esclusivamente per garantire servizi alle centinaia di bambini e ragazzi che ogni anno si iscrivono per avere momenti di gioia e condivisione sportiva. Le associazioni confidano di poter presto chiarire la propria posizione e in ogni caso, sin da ora, negano ogni loro coinvolgimento in presunte attività illecite, poste in essere da altri soggetti, dirette ad elargire denaro per ottenere indebiti vantaggi».

Sarebbero otto, a questo proposito, le fatture al vaglio della guardia di finanza di Como con all’ordine del giorno le citate sponsorizzazioni a due società sportive dilettantistiche della città. Documenti che sarebbero stati acquisiti dalle fiamme gialle nel corso delle perquisizioni avvenute il 24 giugno, nei giorni che portarono all’ordinanza di custodia cautelare in carcere a carico dei commercialisti Antonio e Stefano Pennestrì, ma anche dell’ex direttore dell’Agenzia delle Entrate Roberto Leoni e del funzionario Stefano La Verde, quest’ultimo da martedì ai domiciliari dopo la modifica della misura cautelare. Attenuazione che invece non è stata avallata – non accogliendo le istanze della difesa – per i due Pennestrì. Le fatture di cui abbiamo parlato sarebbero quelle emesse da una impresa comasca per sponsorizzare le due società dilettantistiche. Per la Procura, tuttavia, le stesse fatture sarebbero “gonfiate” per permettere l’abbattimento dell’imponibile. Parte di quei soldi, sempre secondo l’accusa, sarebbero poi rientrati in possesso dei Pennestrì.

L’ammontare delle fatture – tutte riferite al 2017 e al 2018 – è effettivamente molto alto. Tre sono state emesse da una società calcistica, per importi di 48.800, 36.600 e 85.400 euro. Si tratterebbe di pubblicità su maglie da gioco, sui cartelloni, sul sito Internet e sulle pubblicazioni natalizie. Il tutto per un totale di oltre 170mila euro, degno di società professionistiche e non di club minori. Una seconda società sportiva avrebbe invece emesso le restanti fatture, una da 48.800 euro e le altre – tutte riferite al 2018 – per importi costanti di 12.200 euro. Il totale sarebbe di 97.600 euro, che anche in questo caso appare molto alto.

I documenti sono nelle mani della finanza che da settimane sta lavorando sulle ipotesi di fatture gonfiate. Quello che veniva definito – nell’ordinanza – il “sistema Pennestrì”. Attività che avrebbe riguardato anche altre società sportive e non solo della provincia di Como.

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