Spray al peperoncino: «Una bravata». E scatta subito l’emulatore a Brescia

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Segnalate al ministero
Il racconto della ragazza che ha portato la bomboletta in classe

La questione è finita sul tavolo del ministero dell’Interno, Angiolino Alfano, segnalata dal questore di Como.
Anche Roma, dunque, ha seguito passo dopo passo l’evolversi della situazione alla sede staccata del Caio Plinio Secondo di via Rezia. Quando cioè lo spray urticante al peperoncino spruzzato da tre studentesse – il numero è ora definitivo – ha mandato all’ospedale, con una prognosi media di tre giorni a testa, ben 27 allieve tra i 14 e i 17 anni. Le responsabili hanno già confessato

e sono state sentite nelle scorse ore dagli uomini della squadra mobile di Como, che hanno poi segnalato tutto al Tribunale competente per i minori a Milano. Le ipotesi su cui si sta lavorando sono l’interruzione di pubblico servizio e le lesioni aggravate.
Per quest’ultimo punto si aspettano le eventuali querele da parte dei genitori delle giovani finite all’ospedale.
Il racconto
«Sì, la bomboletta al peperoncino l’ho portata in classe io». Così è iniziato il racconto, davanti agli agenti, della 15enne alunna di una classe seconda che è tra le tre responsabili di quanto avvenuto martedì mattina in via Rezia.
«Alla mattina prendo l’autobus per venire a scuola e la tenevo in cartella per difendermi da eventuali malintenzionati». Una bomboletta che è stata consegnata agli uomini della mobile e che la 15enne ha raccontato di aver acquistato liberamente in un centro commerciale. Se così fosse, e se venisse appurato che la stessa non era vendibile liberamente ma solo ai maggiori di 16 anni, le indagini potrebbero imboccare pure un altro sentiero. Ovvero quello che porterebbe a capire il perché della vendita di un oggetto potenzialmente – come è stato poi dimostrato – pericoloso.
Ma andiamo oltre, spostando il racconto all’aula di informatica. «Mentre armeggiavo nello zaino, ho attivato inavvertitamente la bomboletta per la prima volta», avrebbe proseguito la giovane, parola più parola meno. Ed è stato a quel punto che nella goliardata sono entrate in scena le amiche. Perché, a quel punto, spruzzare lo spray al peperoncino è diventato un gioco di tutte e tre, evidentemente non consapevoli dei danni che via via stavano causando alle compagne.
Una versione che le tre allieve del Caio Plinio Secondo hanno ripetuto in modo pressoché speculare, rendendo dunque credibili i fatti. Nessuna avrebbe fatto riferimento alla volontà di evitare un compito o una interrogazione in classe, mentre in sostanza (per loro) si sarebbe trattato solo di una bravata sfuggita di mano.
Le ragazze, da quanto è stato possibile appurare, erano terrorizzate e pentite per quanto commesso.
Evidentemente nemmeno loro si aspettavano quanto poi è avvenuto, con ben 27 compagne costrette a fare ricorso alle cure del pronto soccorso degli ospedali Sant’Anna, Valduce, Erba e Cantù.
Una vicenda che, come detto, il questore di Como ha anche segnalato al ministero dell’Interno che è rimasto in contatto con il Lario fino all’apprendere dell’esito felice della vicenda, senza cioè lesioni serie riportate dalle vittime.
Stessa scena a Brescia
Difficile non collegare quanto avvenuto a Como martedì con l’episodio andato in scena ieri a Brescia. Perché si può parlare a ragion veduta di vera e propria emulazione.
In un liceo della popolosa città lombarda, il Lunardi, ieri mattina uno studente ha pensato bene di ripercorrere i sentieri tracciati dalle tre colleghe comasche solo poche ore prima.
Il giovane, prima di entrare in classe, avrebbe spruzzato nella scuola l’intero contenuto di una bomboletta scatenando la reazione dei compagni che sono immediatamente fuggiti all’esterno dell’istituto. Impressionante il piano di evacuazione che ha portato in pochi minuti a far uscire tutti i 1.900 ragazzi.
In questo secondo episodio, su cui sta indagando la polizia di Brescia, sono stati addirittura 40 i giovani costretti a recarsi al pronto soccorso degli ospedali per farsi medicare e curare, mentre per 27 è scattato il ricovero.
Sei minori sotto i 15 anni sono finiti al pronto soccorso pediatrico.
Rispetto a Como, le indagini sarebbero ancora in corso per risalire all’autore del gesto.

Mauro Peverelli

Nella foto:
Le concitate fasi dei soccorsi alla sezione staccata del Caio Plinio, in via Rezia. In azione una vera e propria task-force (Fkd)

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