Squitieri Anteprima a Campione

Maestri del cinema italiano – Presenterà al “Baraggia” il suo nuovo film interpretato dalla moglie Claudia Cardinale
Protagonista eccentrico e discusso del cinema italiano, Pasquale Squitieri (foto) continua il suo percorso artistico senza compromessi. Superati i settant’anni, il regista e sceneggiatore napoletano torna a far parlare di sé con un film che verrà proiettato in anteprima mondiale il prossimo 28 ottobre all’Auditorium “Monsignor Baraggia” di viale Marco da Campione, a Campione d’Italia, nell’ambito della rassegna di spettacoli promossa dall’Azienda di Promozione Turistica locale.
Una

pellicola che ancora una volta farà discutere, rianimando l’acceso dibattito che da sempre accompagna i lavori di Squitieri. Father, questo il titolo del nuovo film – interpretato dal sodale Franco Nero, dalla moglie Claudia Cardinale e da Andrea Facchinetti, figlio di Ornella Muti – nasce dal suo innato desiderio di trovare risposte.
È lo stesso maestro a raccontare in anteprima al “Corriere di Como” le ragioni che lo hanno portato di nuovo dietro la macchina da presa: «Il tema centrale è l’ideologia, il dominio di un pensiero. Mi chiedevo in nome di quale idea magistrati, giornalisti, carabinieri, giovani fossero stati uccisi negli anni Settanta; quali storie si potessero inventare per giustificare tutto ciò. Insomma su quali presupposti fosse nato un falso ideologico».
Ma il male ideologico non è solo figlio di quel periodo della storia d’Italia.
«Certo che no, la metafora è stata un’esigenza. Nel mio film, non potendo per mancanza di risorse mettere in scena i crimini delle due grandi ideologie del Novecento, il nazismo e il comunismo, ho dovuto adattarmi: un giovane figlio che uccide per amore di una presunta idea, per amore di un leader o padre che sia».
Vuole dire che l’ideologia produce assassini?
«Sì. La lampadina per realizzare Father si è accesa soprattutto quando ho visionato il filmato del processo che le Brigate Rosse fecero “in nome del proletariato” a Roberto Peci, colpevole di essere il fratello innocente del brigatista pentito Patrizio Peci. Chi avrà la pazienza di vedere fino in fondo il film avrà delle risposte».
Squitieri, come mai il debutto a Campione?
«Mi hanno invitato e sono stato molto felice di poter accettare. Nell’enclave ho alcuni amici e mi sembra ci sia poi la volontà di organizzare una manifestazione dedicata al cinema».
Che rapporto ha con la “Mostra del Cinema” di Venezia?
«Molto duro. Nel 2003 volevo presentare L’avvocato De Gregorio, un film sul lavoro nero, interpretato da Giorgio Albertazzi, attore al quale sono ancora molto legato. Gli organizzatori in cambio mi chiesero di portare Claudia Cardinale. Mia moglie non se la sentiva, era appena stata al Festival di Cannes, e non se ne fece nulla. Il film, grazie anche a Carlo Azeglio Ciampi che lo ha apprezzato, si meritò ugualmente il premio “De Sica”».
È soddisfatto del libro che ha scritto su di lei Domenico Monetti, il giornalista e critico che la presenterà al pubblico durante l’evento campionese?
«Ha fatto un lavoro davvero straordinario. È riuscito a trovare aneddoti e articoli che nemmeno io ricordavo. Posso solo ringraziarlo».
Secondo Monetti, “I Guappi” è il suo film migliore. è d’accordo con questo giudizio del critico?
«Io penso quello che pensano tutti i registi, che il migliore film sarà il prossimo».
E allora ci dica: quale sarà il suo nuovo lavoro?
«Sto pensando a qualcosa sulla vita di Pino Pascali, un grande scultore, ma non solo, morto nel 1968 in un incidente stradale».
C’è una pellicola rimasta nel cassetto?
«Sì. Adamo, la storia del rapporto fra identità e alterità. Di un signore che deve apparire nella vita privata come appare in televisione».
Avrà sentito parlare del fenomeno “ Lariowood” che vede molte produzioni cinematografiche ospiti a Como e dintorni, alla fama che lega il Lario all’attore George Cloneey. Ma forse non sa che Como è una città senza cinema, con una sola sala aperta in centro, tuttora.
«Mi spiace per Como, ma quello delle sale cinematografiche è un problema senza soluzione. Da una parte grandi costi, dall’altra la televisione a pagamento che propone tanti film, anche in prima visione. Si è perso il gusto di andare al cinema. Viviamo in una società di mercato, eppure, secondo me, solo l’arte può ancora fare rivoluzioni».
Un po’ come la sua “Claretta”.
«Quel film sull’amante di Benito Mussolini fu molto criticato per la mia visione definita “compassionevole”. Ma la storia insegna che anche il cinema bisogna saperlo leggere: Giorgio Bocca e Alberto Moravia, insieme ad altri, lo apprezzarono molto».
A Campione, sabato 28 ottobre, il film di Squitieri sarà preceduto, alle 18, dal dibattito Un autore di cinema… e non solo, incontra i giovani… e non solo. A moderare la serata con l’istrionico regista sarà, come detto, Domenico Monetti. Ingresso libero.

Maurizio Pratelli

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