Stabilità approvata, Province senza fondi. Livio: «Il nuovo governo dovrà rimediare»

Villa Saporiti

Le nubi minacciose che si addensano su Villa Saporiti, come su tutte le altre Province d’Italia, non sono spinte dall’esito del referendum costituzionale che ha bocciato la riforma Renzi-Boschi, ma dall’avvenuta approvazione al Senato della legge di Bilancio 2017. La fiducia imposta dal governo mercoledì scorso a Palazzo Madama ha infatti spazzato via tutti gli emendamenti che avrebbero dovuto essere discussi per ridare ossigeno alle casse delle amministrazioni provinciali di tutta Italia.
Senza correttivi alla legge di Stabilità, le Province, come ha scritto al presidente della Repubblica Sergio Mattarella il numero uno dell’Upi (Unione delle Province d’Italia), Achille Variati, «sono nell’impossibilità di predisporre i bilanci per il 2017 a causa dei tagli insostenibili cui sono state sottoposte a partire dal 2015». Una situazione definita «gravissima», una vera e propria «emergenza che avrà, se non risolta, ripercussioni pesantissime sui servizi ai cittadini, la cui erogazione non potrebbe più essere garantita».
Conferma la difficoltà di far quadrare il bilancio del prossimo anno Maria Rita Livio, presidente della Provincia di Como. «Ciò che ci preoccupa in questo momento – afferma il numero uno di Villa Saporiti – non è l’esito del referendum del 4 dicembre, quanto il fatto che nella legge di Stabilità, votata con la fiducia, non è stato possibile inserire le diverse, importanti richieste che le Province avevano avanzato per poter essere in grado di garantire lo svolgimento delle funzioni e l’erogazione dei servizi assegnati sulla base della legge Delrio».
Il ruolo, le competenze e gli organici delle Province sono stati ridisegnati dalla legge n° 56 del 7 aprile 2014, la Delrio appunto dal nome dell’allora sottosegretario di Stato alla presidenza del Consiglio e attuale ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti.
Una legge che ha introdotto il concetto di “enti di area vasta” per superare gli attuali confini delle Province, che ha cancellato l’elezione diretta dei presidenti e dei consiglieri provinciali (ora designati dai sindaci e dai consiglieri comunali) e che ha limitato le competenze delle Province stesse sostanzialmente alla pianificazione del territorio e dei servizi di trasporto pubblico, alla manutenzione delle strade provinciali e alla gestione degli edifici delle scuole superiori, manutenzione e spese di riscaldamento incluse. Tutti interventi per i quali servono soldi.
La riforma costituzionale bocciata domenica scorsa prevedeva invece, oltre all’eliminazione del bicameralismo perfetto e alla soppressione del Cnel, anche l’eliminazione della parola “Province” dall’articolo 114 della Costituzione, dove si dice che «La Repubblica è costituita dai Comuni, dalle Province, dalle Città metropolitane, dalle Regioni e dallo Stato».
Le Province, seppur ridisegnate dalla legge Delrio, dunque restano, almeno come definizione. «Se al referendum avessero vinto i “sì” sarebbe stata posta la parola fine all’esistenza delle Province non tanto come insieme di funzioni e servizi così come ora configurati dalla legge Delrio, quanto come definizione», spiega Maria Rita Livio.
Un ente intermedio, dai confini ancora da stabilire, ci sarebbe stato comunque, anche se non si sarebbe più chiamato Provincia. Su questi aspetti, sull’addio anche formale alle Province, saranno il prossimo governo e il Parlamento a valutare come intenderanno procedere.
«Il problema vero – sottolinea Maria Rita Livio – è che senza correttivi a quanto previsto dalla legge di Stabilità non avremo le risorse sufficienti per far fronte ai nostri doveri. Qualunque sia il prossimo governo, dovrà rimediare a questa situazione per poter garantire continuità all’azione delle Province». Servono insomma più fondi per far funzionare strade e scuole superiori.
«Le Province non possono essere definite “carrozzoni” – puntualizza la presidente di Villa Saporiti – Hanno già subìto una consistente cura dimagrante nelle competenze e negli organici e penso che non si potrà più tornare alla situazione precedente alla legge Delrio».
L’organico della Provincia di Como si è già ridotto di circa 200 addetti tra quelli passati alle dipendenze della Regione nei settori Caccia, Pesca, Agricoltura e Foreste e quelli formalmente ancora appartenenti all’amministrazione provinciale ma in attesa di passare alla Regione, la quale già si fa carico del loro stipendio rimborsando Villa Saporiti (Turismo, Cultura, Protezione civile e Servizi sociali).

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