Stadio, addio per ora ai maxi-progetti. Il Como vuole solo il campo sintetico

Stadio Giuseppe Sinigaglia (Como)

Parcheggi, gallerie commerciali, coperture avveniristiche, tribune ultra-tecnologiche: scordatevi tutto. Il futuro del “Sinigaglia”, almeno per ora, è molto più prosaico. Un terreno di gioco sintetico. Che azzera i costi di manutenzione.
E qualche colpo di stucco alle pareti dello store da ricavare al piano terra dello storico edificio razionalista.
Una «ripartenza soft», l’ha definita martedì sera su Etv il sindaco di Como, Mario Landriscina. Sicuramente qualcosa di molto diverso da quanto era stato favoleggiato nei mesi scorsi. Quando si era parlato a lungo della possibilità che a Como sorgesse, grazie a investitori innamorati del lago e delle sue bellezze, un piccolo, prezioso, modernissimo scrigno calcistico.
Ripartiamo proprio dalla diretta televisiva del primo cittadino. Rispondendo alla domanda di Andrea Bambace sulla trattativa in corso con il Como per la riqualificazione dello stadio, Landriscina ha detto: «La società ha avanzato una proposta, su cui noi stiamo riflettendo. Dobbiamo trovare un punto di incontro, perché il Como intende utilizzare in modo più ampio il compendio. Una cosa possibile, ma che richiede certi impegni economici». L’emergenza virus ha spostato il baricentro della spesa, e il sindaco ha specificato che «in questo momento il Comune presta particolare attenzione ai suoi investimenti. È arrivata una nota che è il punto di partenza del confronto con la società. Lo stadio ha bisogno di tanti interventi. Si sta cercando di trovare un orizzonte comune. Dobbiamo capire quali siano le ambizioni del Como, se intende cioè ripartire in modo soft o presentare un ambito di intervento più ampio e dichiaratamente più complesso».
La risposta buona è la prima. E la conferma arriva direttamente dall’assessore allo Sport del capoluogo lariano, Marco Galli, il quale da mesi segue da vicino la questione.
«Il tema principale è il rinnovo della convenzione – spiega Galli – al momento, il Como chiede il rifacimento del campo con l’erba sintetica e la possibilità di sfruttare a fini di merchandising uno spazio di 140 metri quadrati all’interno dello stadio».
Basso profilo, dunque. Anzi, bassissimo. Che l’assessore non giudica però in modo negativo. «Voglio leggere questa situazione come un successo – dice infatti Galli – sin qui abbiamo sempre fatto fatica quando si è trattato il tema dello stadio. Questo è un primo passo, che non pregiudica alcun disegno futuro. È chiaro che da parte di tutti ci sarebbe la voglia di rilanciare il progettone, di mettere mano a tutto il comparto. Ma al momento non ci sono le condizioni».
Le cordate italiane e straniere, i gruppi d’interesse, le ipotesi fantascientifiche: per il momento tutto rimane nel cassetto. Si vola rasoterra. Forse anche perché il calcio è uscito con le ossa rotte dall’emergenza Covid-19, e chi ha sempre immaginato di far rotolare, assieme al pallone, affari diversi, adesso si è dovuto ricredere. O quantomeno, è stato costretto a prendersi una pausa di riflessione.
Sta di fatto che sul tavolo di Palazzo Cernezzi non ci sono rendering luccicanti, né progetti faraonici. Si parla invece più modestamente di una convenzione di 12 anni, del valore di circa mezzo milione di euro. In pratica, un affitto di 45mila euro l’anno che potrebbe essere scomputato del 49% (la quota massima stabilita per legge) qualora i lavori di rifacimento del terreno di gioco (o di ristrutturazione del negozio) fossero a carico del Como.
L’assessore ai Lavori pubblici di Palazzo Cernezzi, Vincenzo Bella, conferma di aver dato alla società alcune indicazioni. «Ci aspettiamo da loro un progetto preliminare, redatto da un tecnico, e nel quale sia indicato che cosa si vuol fare, quanto costa, quali interferenze provoca con il resto della struttura. Questo serve anche a guadagnare tempo per avere poi più in fretta i pareri della Federcalcio e della Soprintendenza».
Bella non dà invece certezze sui termini della concessione. «Dobbiamo discuterne. Sicuramente partiremo dalle cifre indicate nelle perizie commissionate all’Agenzia delle Entrate. Sarò importante stabilire la durata, i valori e i possibili scomputi. Prima però si deve avere un quadro certo degli interventi che si vogliono fare».

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1 Commento

  • Massimo Cordasco , 4 Giugno 2020 @ 16:01

    Questa di un intervento minimale mi sembra una buona notizia se prelude al ritorno dell’idea di un nuovo stadio da costruire in periferia per poi poter pensare seriamente e senza condizionamenti alla sistemazione complessiva dell’area del Sinigaglia. Non ha alcun senso investire tempo ed energie finanziarie ingenti senza una visione globale di pianificazione urbanistica di una città. In particolare per Como si tratta di salvaguardare un compendio di grande valore architettonico ed ambientale che va preservato e valorizzato. Ma questo si può ottenere solo dopo aver edificato una nuova struttura in periferia, questa sì con tutte le componenti accessorie che caratterizzano gli impianti più moderni. Mi permetto di aggiungere che, per evitare di compromettere la vita in altre parti della città senza al contempo trascurare gli interessi economici e finanziari, si deve valutare con grande attenzione la scelta dell’area, tenendo primariamente in conto l’esistenza di infrastrutture ferroviarie e stradali.

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