Stadio, regole e sanzioni siano uguali per tutti

opinioni e commenti di giorgio civati

di Giorgio Civati

La domanda è semplice. Le regole devono valere per tutti? La risposta, altrettanto semplice, ci pare un “sì” deciso. Leggi e regole infatti, finché sono valide, vanno rispettate da tutti. Ci si può impegnare per cambiarle, ma fino a quel momento hanno un valore che deve essere generale. “Devono” avere valore, altrimenti è il caos. Eppure non sempre è così.

Il Calcio Como, per esempio, la pensa diversamente: avrebbe dovuto pagare l’affitto per l’uso dello stadio cittadino ma non l’ha fatto entro i termini, tanto da spingere il Comune a una dura lettera di sollecito. Lo farà, probabilmente a giorni, ma il punto non è questo. Il punto è che una società privata che utilizza una struttura pubblica vorrebbe sottrarsi alle regole. Ci pare di sentirli, i vertici della Como 1907 srl: ma noi facciamo sport, noi promuoviamo l’immagine della città, noi abbiamo una valenza anche sociale. Vero solo in parte, perché il calcio, anche minore, muove centinaia di migliaia di euro, spesse volte milioni. Perché di valenze sociali ce ne sono a decine, centinaia anche a Como tra sport, arte, volontariato e via di seguito. E, soprattutto, perché quelli erano gli accordi. Io, Comune, ti concedo l’uso dello stadio. Tu, società sportiva, mi paghi un tot.

Tutto il resto è aria fritta, se non peggio. Specie perché il calcio, che molti considerano lo sport più bello che ci sia, è anche a volte un mondo di denari sperperati, di eccessi, di risse sugli spalti e per strada, di società che truccano le partite. Niente a che vedere con il Como – o quasi: risse e polemiche e botte fra tifosi, strade insicure e bloccate per quattro esagitati vi sono talvolta anche su Lario – ma il senso è che nello sport c’è molto altro di meritevole. Atleti che pagano una quota per sostenere la propria società, campioni che hanno visto al massimo un rimborso spese. Ma torniamo al principio: c’è un accordo tra Comune e società sportiva. Può essere cambiato, ma finché non avviene è valido e deve restare tale.

Una certa supponenza da parte della società quindi, se c’è stata, ci pare fuori luogo. Avrebbero potuto limitarsi a spiegare che non hanno soldi, e ci avrebbero fatto una figura migliore. Invece si sono avventurati in una polemica poco comprensibile.  Irrispettosa verso l’intera città, per di più, perché Como non è solo calcio, perché altre attività sportive faticano come e forse di più della squadra di pallone. E perché, con tutto il rispetto per gli appassionati, a molti del calcio e in particolare del Como può anche interessare poco, ma in quanto comaschi, e quindi “proprietari” dello stadio Sinigaglia, non capiscono perché qualcuno non paghi il dovuto. Gente che paga l’Imu al Comune di Como, e se ritarda viene sanzionata, ha tutto il diritto di chiedersi perché ad altri non capiti lo stesso trattamento.

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