Stadio Sinigaglia, l’ex sovrintendente: «Il vincolo non è assoluto»

Lo stadio Sinigaglia visto dal Monumento ai Caduti

«La struttura del “Sinigaglia” non è integra, ridisegnare lo stadio potrebbe essere una buona idea, anche per recuperare valori architettonici che oggi sono smarriti o residuali. Certo è che servirebbe un progetto unitario, anche in chiave paesaggistica».
Alberto Artioli, ex sovrintendente ai Beni artistici della Lombardia, si è occupato a lungo dello stadio di Como, struttura anomala inserita in un contesto urbanistico del tutto particolare, la cosiddetta cittadella del Razionalismo.
Quando si discute di riqualificazione dell’impianto molti si affrettano a sottolineare l’impossibilità di mettere mano a un «monumento». Quasi a voler scongiurare ogni tipo di intervento. In realtà, pur vincolato in alcune sue parti, lo stadio non è un “intoccabile” dal punto di vista edilizio. E non lo è mai stato, se si guarda alla sua trasformazione nei decenni.
«Ogni ipotesi serve per ragionare – dice Artioli – e una cosa è certa: ci sono canoni di revisione e di ristrutturazione che vanno rispettati. Ma al di là delle fantasticherie di ciascuno, ristudiare il “Sinigaglia” potrebbe essere un bene».
Anche in passato, l’ex sovrintendente su questo punto si era espresso in modo chiaro: «C’è un vincolo di legge preciso che tutela lo stadio di Como. Ma ciò non significa che si possa fare nulla per migliorarlo nell’aspetto, nella funzione e nella gestione. Anzi».
Tutto sta nel capire che cosa si vuol fare. A partire dal mantenimento o meno delle funzioni di campo di calcio.
Ciò da cui non si può prescindere è un «progetto univoco. La “testata” su via Sinigaglia – dice Artioli – dovrebbe sicuramente essere restaurata con un intervento conservativo. Ma c’è pure da chiedersi come gestire gli interventi che si sono succeduti negli anni. Ad esempio, resta ben poco degli originali spalti razionalisti, tra tubature metalliche inserite per aumentare la capienza e altri interventi fino agli anni ’90. Specie se lo si vede dal lago, lo stadio oggi è un “accrocco” di elementi eterogenei, un inno alla confusione. Piuttosto degradato».
Per l’ex sovrintendente anche una «operazione paesaggistica» potrebbe avere un senso. Qualcosa cioè che ridisegni il profilo dello stadio allo sguardo di chi giunge dal lago,
«Il vincolo che tutela il “Sinigaglia” lascia spazio a nuove prospettive che non lo contraddicano pesantemente», aggiunge ancora Artioli. Il quale già molti anni fa, nell’ambito di una discussione che a Como è ciclica e si ripete a cadenze quasi regolari, aveva suggerito di «raccordare gli elementi rimasti degli anni Trenta con ciò che di positivo è giunto dopo». E di «togliere tutto il posticcio». Anche per risanare tutta l’area a lago che con i monumenti storici e sportivi è un museo a cielo aperto unico.

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