Cronaca

Stadio Sinigaglia, tutti chiedono di fare presto

Sì anche dalle opposizioni che sollecitano però una discussione
Luci al Sinigaglia. Il progetto del nuovo stadio, assolutamente ancora in fase di analisi da parte del sindaco Mario Lucini, ha comunque acceso i riflettori non soltanto sul nuovo, ipotetico, impianto sportivo, ma anche sulla possibile rinascita della zona a lago, ormai sempre più landa desolata in mano agli incivili.
Com’è noto, sulla scrivania del primo cittadino del capoluogo è giunta una proposta concreta. Il piano di riqualificazione prevede il rifacimento dello stadio (salvaguardandone le strutture razionaliste, compresa la piscina Sinigaglia, vincolata dalla Soprintendenza ai Beni architettonici) e la creazione di negozi, bar, ristoranti oltre a svariate attività commerciali.
Ipotesi che piace e inizia a far discutere la città. «Ben venga. Speriamo che si possa realizzare quanto prima. La zona stadio è ormai cadaverica e in balìa di gruppetti di balordi con la birra in mano – interviene l’ex assessore alla Cultura, Sergio Gaddi – “Accendere” quest’area sarebbe l’ideale. Non conosco i dettagli economici dell’operazione ma rivitalizzare uno degli angoli più belli di Como non potrà che avere effetti benefici». La nuova casa del Calcio Como dovrebbe avere 22mila posti coperti contro gli attuali 13.602 (dei quali 2.560 soltanto al riparo dalle intemperie).
«Tutto ciò porterà vitalità. Negozi aperti, palestre e anche un maggior controllo – aggiunge Gaddi – Potrebbe anche diventare non un altro luogo di aggregazione ma il primo luogo, visto che nel resto della città regna la desolazione». Decisamente critico, non sull’ipotesi stadio ma sul difetto di comunicazione, si dice il consigliere comunale di Fratelli d’Italia, Marco Butti , il quale sottolinea un atteggiamento, definito scorretto, del sindaco Lucini. «Lo slogan Como cambia passo che ha contraddistinto l’elezione del primo cittadino andrebbe forse sostituito con un più appropriato Como cambia atteggiamento, vista la chiusura di Lucini – dice Butti – Non è possibile che su temi importanti quali la Zona a traffico limitato, le paratie, la Ticosa, Libeskind e ora lo stadio, il duo Lucini-Spallino non abbia mai aperto un confronto e un dialogo». Non è piaciuto, dunque, il muro di gomma su un tema fondamentale per al città.
«Chiediamo maggior coinvolgimento. Dialogando si potrebbero dare utili contributi», conclude Butti.
Una delle novità del futuro impianto, nel solco degli stadi di ultima generazione, sarebbe rappresentata dalla presenza di gallerie commerciali. «Mi sembra prematuro parlarne ora. Io ho ancora in testa quando si discuteva di spostare lo stadio fuori dalla città – dice il presidente di Confcommercio Como, Giansilvio Primavesi – Ovviamente, se si dovesse concretizzare, ben venga la galleria, anche se una volta realizzato il contenitore bisogna anche capire come riempirlo». E il numero uno di via Ballarini si lascia scappare una battuta. «Siamo sicuri che la città non si divida in due, come accade su ogni proposta, anche per il nuovo stadio? Il caso Libeskind insegna. Ricordo quando 10 anni fa mi si chiedeva cosa ne pensassi del progetto di galleria commerciale nel nuovo quartiere della Ticosa».
Il piano, anche se tuttora poco chiaro, «sembra bello. Sarebbe addirittura fantastico se lo si realizzasse a Grandate, fuori dal centro città. Per noi società sportive – dice il presidente della Canottieri Lario, Enzo Molteni – la convivenza con lo stadio è sempre difficile. Strade chiuse, partite di calcio e limitazioni varie intralciano le nostre attività. Dare predominanza al calcio mi sembra irrispettoso verso gli altri sport. Detto ciò, il piano sembra comunque bello».

Fabrizio Barabesi

Nella foto:
Il piano di riqualificazione del “Sinigaglia” prevede il rifacimento dello stadio (con la salvaguardia delle strutture razionaliste, compresa la piscina Sinigaglia che è vincolata dalla Soprintendenza ai Beni architettonici) e la creazione di negozi, bar, ristoranti oltre a svariate attività commerciali (foto Fkd)
19 ottobre 2014

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