Stadio Sinigaglia, tutti i dettagli del progetto Yard

Progetto per Stadio Sinigaglia

Un disegno. E una certezza. Il futuro del “Sinigaglia” (e della cittadella razionalista) non può rimanere inchiodato per forza alle scelte ribassiste del Calcio Como, che al momento pare interessato soltanto a togliere il manto erboso dello stadio e a sostituirlo con un più pratico campo sintetico.
Pensare in grande si può. Qualcuno lo ha già fatto. E forse sarebbe utile per tutti – la città, la squadra, l’intero tessuto economico e finanziario del territorio – valutare sino in fondo questi nuovi scenari.

Partiamo dal disegno. Lo vedete qui sotto. È la sintesi del progetto che Yard, società di cui parliamo più diffusamente nell’articolo di pagina 2, ha ipotizzato per la rigenerazione del “Sinigaglia” e dell’intero quartiere razionalista. Di questo progetto sappiamo ancora poco. Qualche numero e, appunto, ciò che mostra il disegno.

Ma si tratta di un punto di partenza comunque importante, sufficiente a sviluppare un ragionamento ampio. Intanto, si conferma quanto avevamo scritto molti mesi fa, ovvero che tra i gruppi interessati allo stadio di Como c’è anche Yard, società che sta tra l’altro lavorando al nuovo “Meazza”.
Non è un dato da sottovalutare. Tutt’altro. Significa che il “Sinigaglia” rientra tra quelle operazioni immobiliari da cui è possibile trarre un vantaggio economico. L’interesse di Yard evidenza un altro elemento: la scelta del Como di limitarsi alla sostituzione del manto erboso con un campo sintetico è a dir poco limitativa. E induce a pensare che i proprietari della squadra non abbiano un progetto di lungo termine. Perché?
È facile supporre che Yard, assieme al progetto, abbia sviluppato pure un piano di sostenibilità finanziaria e sia in grado di trovare anche i partner necessari a completare il disegno. Se questo è vero, come mai il Como non ne approfitta? Certo, nessuno obbliga la società di via Sinigaglia ad aderire alla proposta di Yard. Ma non lo fa per ragioni industriali – ha cioè altri soci e altri progetti da sviluppare – o perché non è interessata alla “rigenerazione” dello stadio e del quartiere razionalista del capoluogo? Oppure, molto più banalmente, perché non conosce il progetto?
Su questo bisognerebbe ottenere presto una risposta. Servirebbe cioè, una volta per tutte, chiarezza da parte dell’amministratore delegato degli azzurri, Michael Gandler, il quale continua a insistere sulla sostituzione del manto erboso con uno sintetico ma non più tardi di poche settimane fa ha dichiarato al Corriere di Como di «puntare a un progetto di rivitalizzazione per creare un quartiere nuovo. Visto dove si trova lo stadio, visto il turismo che riempie la città d’estate, dobbiamo fare qualcosa per rendere più attrattivo l’intero complesso immobiliare».
Le due cose sono in totale contraddizione.
C’è poi il versante comunale. Altrettanto importante. Può, il Comune, firmare una convenzione che concede per 12 anni lo stadio a chi stende un prato finto? Può farlo in presenza di uno o più progetti di così ampio respiro, relativi non soltanto all’impianto sportivo ma a tutto il contesto urbanistico?
È chiaro che il privato persegue un interesse. Lecito ma particolare. Al contrario, il Comune può avere come unico obiettivo l’interesse generale.
Ora c’è da chiedersi se sia meglio per i comaschi avere un campo sintetico e uno stadio che cade a pezzi o uno stadio nuovo e un quartiere rinato. La domanda è retorica. La risposta incerta, perché affidata a una politica sin qui affogata nei dubbi.

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1 Commento

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    Ed , 19 Luglio 2020 @ 13:42

    chi vuole investire seriamente deve essere supportato dalla politica che in questo momento gioca contro ogni progetto e non solo dello stadio….se l’attuale proprietà se ne va’ ci sarà di nuovo o il nulla… come è stato in questi ultimi 15 anni e più…per la gioia di tutti quelli che giocano sempre contro

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