Stalking tra i banchi di scuola: assolta l’insegnante infatuata

Il tribunale di Como

Le telefonate quotidiane, anche fino a 30 nelle 24 ore, e pure le mail, non bastano per configurare il reato di stalking. Questo è quanto deciso ieri mattina dal giudice del tribunale di Como che ha assolto una insegnante di una scuola media della provincia che si era infatuata del vicepreside del proprio istituto.
Un innamoramento – non corrisposto – che proseguiva da ben otto anni e che aveva reso la vita della vittima impossibile. Questo almeno stando a quanto era stato raccontato dal vicepreside nella denuncia, che aveva aperto la vicenda nel 2014. Un primo avvicinamento tra insegnante e vicepreside era avvenuto in occasione di un lavoro, che l’uomo aveva aiutato a portare a termine. Probabilmente da questo momento in avanti l’insegnante aveva pensato che tra loro potesse nascere una relazione. Una telefonata, poi un’altra, fino alle decine di chiamate quotidiane proseguite per mesi, poi per anni nonostante i primi “richiami” fatti dall’avvocato del vicepreside. Tutto inutile e vicenda finita in aula di fronte al giudice, che tuttavia ha assolto l’insegnante perché l’attività di “pressing”, seppur riconosciuta, non sarebbe stata sufficiente ad alterare in modo significativo la vita della vittima tanto da rientrare nei canoni dello stalking.

Articoli correlati