Statale Regina: la strage annunciata

opinioni e commenti di mario guidotti

di Mario Guidotti

C’è una strage annunciata della quale è triste e forse macabro ma al tempo stesso doveroso trattare, se niente cambia. È la mattanza di ciclisti, automobilisti e motociclisti che si verificherà nella prossima primavera ed estate sulla strada statale 340, detta anche “Regina”, che si snoda da Como fino all’Alto lago (poi andrebbe anche fino a Porlezza e Oria, ma limitiamoci al Lario).

I mezzi non ci stanno più, non è pensabile far circolare biciclette, moto, auto, camion, bus, caravan, sidecar, trattori e ogni altro tipo di veicolo contemporaneamente. Non ci stanno, non ci passano più. Metteteci poi i raduni. Dove vanno 100 auto d’epoca la domenica mattina? Sul lago e soprattutto ramo di Como, ovviamente. 

Ci sono 200 motociclette che insieme (perché in effetti che senso ha comprarne una se non la fai vedere a chi ne ha un’altra?) vogliono rombare? Tutte in Val d’Intelvi mi raccomando, ovviamente salendo da Sant’Anna e Schignano, non facciamola facile.  Ci sono poi i ciclisti, anche loro sulla Regina, meglio ancora se poi passano nelle gallerie mentre potrebbero percorrere la strada vecchia in basso. Considerate poi le restanti auto che vanno su e giù dalla stessa statale la domenica, e comunque in tutto il periodo della bella stagione. Aggiungetevi poi bus, superbus, camion e camioncini di vario genere che se ne fregano di divieti orari e limiti fisici. Addizionate motociclisti con supertuta bicolore ed immancabile fidanzata appollaiata sul sedile posteriore che zigzagano a cento all’ora. Mescolate il tutto con guidatori con regolarmente in mano smartphone e tablet per condividere un’imperdibile foto tra Moltrasio e Brienno, al fine di raccogliere 3 like o cuoricini senza i quali la propria autorevolezza deve essere sottoposta all’analista. Risultato: morti e feriti, perché in 3,75 m di ciascuna corsia non ci stanno tutti questi mezzi con i comportamenti scriteriati che vediamo ogni volta che percorriamo il nostro lago. Perché è niente che un ciclista, nell’evitare una buca,  tocchi uno specchietto retrovisore.

E non possiamo sperare nei cambiamenti delle scelte e delle teste dei singoli. Bisogna trovare, prima che sia tardi, soluzioni “di sistema”. Fasce orarie? Certo. Vincoli di misura? Anche. Pedaggi selezionati? Cominciamo a pensarci. A parte i lutti, gli infortuni, i danni, non è escluso che un giorno anche il bacio della Dea bendata del turismo Como Lake ci abbandoni, se lo gestiamo male. Chiunque possieda un tesoro ne fa attenta cura e non lo lascia indistintamente alla mercé di tutti, perché può rovinarsi e un giorno anche perdersi. 

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