Stefania Craxi: «Intitolate una via a mio nonno»

Stefania Craxi

Amarcord lariano della figlia di Bettino
Ieri allo Yacht Club di viale Puecher il convegno dei Riformisti sul presidenzialismo

«La città di Como dovrebbe intitolare una via o una piazza a mio nonno». Così Stefania Craxi, la figlia del leader socialista Bettino Craxi, ospite ieri allo Yacht Club di viale Puecher per il convegno Presidenzialismo, la strada verso la modernità, ha riaperto l’album dei suoi ricordi lariani. Era a Como per lanciare anche in città la raccolta di firme del suo nuovo movimento politico, i Riformisti Italiani, per una riforma costituzionale in senso presidenziale.
«Mio nonno Vittorio è stato il primo prefetto della Como liberata dopo il fascismo, per la nostra famiglia ha significato e significa molto», ha ricordato Stefania.
Vittorio Craxi, avvocato siciliano, soggiornò per 2 anni con la famiglia nella città lariana fino a guidare le elezioni come presidente del Fronte Popolare nel collegio di Como-Varese-Sondrio e il figlio partecipò attivamente alla campagna elettorale, maturando così proprio sul Lario (era studente al Collegio Gallio) la passione politica (che ebbe la meglio su quella mistica: pare infatti che fosse a un passo dall’ingresso in seminario).
«Mi sono emozionata – ha ricordato ieri Stefania Craxi allo Yacht Club cittadino – quando ho avuto occasione di visitare la Prefettura e mi sono seduta sul divano su cui aveva dormito mio nonno, nella medesima stanza in cui aveva trascorso una notte su un divano Benito Mussolini».
Anni fa il segretario Psi lariano, Alfio Balsamo, aveva proposto di intitolare una via o una piazza di Como a Bettino Craxi. Il figlio Bobo, ospite a Como per sostenere i candidati del Nuovo Psi alle Europee, aveva rilanciato commentando la proposta: «La dedica a mio nonno sarebbe del tutto legittima». Così si era espresso al cronista del “Corriere di Como” che lo aveva intervistato.
E ieri, come detto, anche Stefania Craxi allo Yacht Club si è detta d’accordo. Sospirando, con gli occhi al cielo, e aggiungendo un laconico «Magari…». I legami affettivi dei Craxi con il Comasco sono peraltro molteplici e ieri in viale Puecher li abbiamo sommariamente rievocati, chiacchierando con Stefania Craxi prima della sua conferenza politica. «Mio padre ha vissuto e studiato nei primi anni in cui era sfollato da Milano al Collegio “De Amicis” di Cantù. Fino a pochi anni fa mi scriveva regolarmente, rievocando quei tempi lontani di papà, monsignor Gianni Fontana (sacerdote appianese, dal 1953 al 1994 insegnante e padre spirituale del collegio, ndr)».
Poi, dopo l’8 settembre 1943, Bettino Craxi andò a Casasco, dove sembrava fosse più al sicuro dai bombardamenti alleati. La storia riferisce che la casa intelvese dei Craxi fu punto di riferimento per famiglie ebree e per amici militari in fuga verso la Svizzera.
E c’è ancora vivo il ricordo della casa dei Craxi sul poggio che domina Capiago Intimiano, acquistata nel 1982 dal compagno di partito Bozzetti Curiel. Un “buen retiro” blindatissimo, dove passarono personaggi di spicco dell’Italia che precedette Tangentopoli e il crollo della cosiddetta “Prima Repubblica”. Fu proprio qui tra l’altro che Bettino fu colpito da un attacco di diabete nel 1988. «Ora non abbiamo più quella villa», dice laconica Stefania. Infatti la dimora è passata di mano a un’impresa di costruzioni canturina. In uno dei due garage era stata conservata l’Alfetta 2000 di Aldo Moro che il politico socialista, dicono, usava per gli spostamenti. «A papà l’aveva regalata la vedova Moro – conferma la figlia Stefania – era l’Alfa blindata dello statista. Non ricordo che mio padre l’abbia usata per spostarsi, e francamente non so che fine abbia fatto quella vettura».
«Ma abbiamo ancora il mulino di Anzano del Parco, in Brianza – aggiunge Stefania – dove ho vissuto per tre anni e mezzo. Ricordo che facevo la spesa a Erba…».
Proprio in quel mulino Lucio Battisti con il suo paroliere Mogol diede vita a una sorta di “comune” artistica e musicale, dotata di una sala d’incisione all’avanguardia per l’epoca. Vi nacquero fra l’altro dischi importanti come ad esempio “Anima latina” di Battisti e “Ullalla” di Antonello Venditti – che nel 1984 intitolerà una canzone, L’ottimista («dall’aria vagamente socialista»), ammiccando al Psi allora ago della bilancia dell’agone politico. Di recente il Comune di Anzano del Parco ha lanciato la proposta di valorizzare il mulino per le sue radici culturali. «Sono d’accordo, lo merita – ha detto ieri Stefania Craxi – per noi la Brianza è stata sinonimo di aria aperta, riposo, relax».
Il progetto politico
Anche nel Comune di Como i Riformisti Italiani capitanati dalla Craxi hanno aperto una raccolta di firme per riscrivere la seconda parte della Costituzione, porre fine al “bicameralismo perfetto”, diminuire il numero dei parlamentari, dare più poteri al premier, chiedere l’elezione diretta del Capo dello Stato. Insomma, per trasformare l’Italia in una Repubblica presidenziale. Se ne è parlato ieri allo Yacht Club con Federica Simone, responsabile del comitato comasco dei Riformisti, il costituzionalista Giovanni Guzzetta, l’imprenditore Romano Perissinotto, il consigliere regionale Marco Tizzoni e il coordinatore della segreteria nazionale dei Riformisti Nicola Carnovale. «I cittadini italiani sono pronti per una riforma radicale che restituisca loro dignità e diritti da troppo tempo calpestati – ha detto tra l’altro Stefania Craxi – La crisi che attraversiamo, economica ma anche democratica, è troppo grave. La Costituzione non è un totem intoccabile, servono riforme shock che diano vita a un sistema di governo efficiente, responsabile e veloce. Chiedo anche ai comaschi una mano per realizzarlo».

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