Stefano Cotone racconta l’Uzbekistan

foto di Stefano Cotone

Stefano Cotone, fotografo comasco con la passione per i viaggi, è tornato da un nuovo tour in Uzbekistan, su cui medita di scrivere un libro.
«Dobbiamo imparare molto dagli uzbechi – dice Cotone Non è terra di contrasti, l’ho trovata profondamente cambiata negli ultimi anni. In Uzbekistan. che è nato dalle ceneri della Russia sovietica, nacque a suo tempo il più grande, intercontinentale, globale, strumento di trasmissione, la “via della Seta”. Marco Polo e Ibn Battuta lo percorsero, lo narrarono. Apparentemente una strada carovaniera che dal Mediterraneo raggiungeva la Cina, in realtà veicolo culturale tra popoli».
Si tratta, dice Cotone, di un Paese che investe in scuole e in cultura («La domenica i parchi archeologici brulicano di una adolescenza attenta alla narrazione della storia»), islamico ma rispettoso delle altre fedi. «Fu qui, al tempo delle grandi Madrase, le università islamiche – prosegue Cotone – che, scollando la scienza dalla fede, si regalò al mondo ciò che era stato perso con il grande incendio della biblioteca di Alessandria: matematica, geometria, medicina, filosofia, alchimia. Da quelle università uscì lo zero, cifra ideata da Muhammad Ibn Musa Abu Djafar che diede origine all’Al Jabryya, ossia l’Algebra. Lo chiamavano Al Korazmy, il mondo poi lo onorò con il termine moderno di “Algoritmo”».

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