Stimoliamo le autorità ma facciamo la nostra parte

altLa riflessione
di Mario Guidotti

La rassegna di foto proposte oggi al lettore è impietosa. Abbandono, degrado, sciatteria. Un vero e proprio museo degli orrori a cielo aperto.
Non sembrano certo scattate in una città che si vanta di essere nella “top ten” delle località turisticamente più attrattive in Italia. Potrebbero meglio essere rappresentative di Kabul, Bengasi, Aleppo o di qualche abbandonata periferia.
Insomma, zone di guerra e di desolazione urbana e sociale. Vorremmo però per una volta non scadere nelle

solite litanie e piagnistei rivolti alle autorità preposte al decoro urbano.
Sarebbe un discorso viziato all’origine. Certo, le passate amministrazioni cittadine hanno pesanti responsabilità. L’attuale sinedrio di Palazzo Cernezzi si affanna nel correre a mettere di volta in volta il dito nella falla della diga.
Ma stavolta, come usa dire, non ci stiamo ad addossare la croce agli altri. Senza togliere responsabilità a chi ne ha, è bene sapere che il degrado siamo noi ogni volta che abusiamo della nostra città, ogni volta che violentiamo Como a nostro piacimento. E non parlo solo di macrosfruttamento del territorio, di gesti finalizzati all’appropriarsi di beni di tutti, ma anche di microcomportamenti quotidiani.
Il degrado siamo noi ogni volta che piantiamo l’auto in seconda o terza fila per non fare due passi a piedi fino al negozio.
Lo siamo quando piazziamo la macchina sul marciapiede per non far fare a nostro figlio o nipote cento metri a piedi fuori da scuola, o per arrivare più vicino possibile (paradosso supremo) alla palestra o al campo di tennis. Il degrado siamo noi ogni volta che lordiamo le aiuole con cartacce, lattine o pacchetti di sigarette, quando non raccogliamo i bisognini delle nostre amate bestiole.
Lo siamo quando lasciamo in strada rifiuti ingombranti invece di portarli in discarica. Quando sfrecciamo in bicicletta sul marciapiede tra fragili pedoni. Insomma, il degrado siamo noi quando vogliamo piegare la città ai nostri comodi, fregandocene altamente delle regole e dei diritti degli altri. Quindi, riassumendo: colpa di tutti uguale colpa di nessuno? Proprio il contrario.
L’abbandono si combatte con i piccoli gesti quotidiani. Si deve partire dall’attenzione alle nostre condotte. Perché sono i gesti ad essere contagiosi, sono i comportamenti grandi e piccoli che contaminano l’ambiente, nel bene e nel male, come recita la teoria delle “finestre rotte” di Wilson e Kelling. Vivere nel bello, nell’eleganza semplice, nella cura del particolare non è un extra, non è un lusso, ma una scelta di campo per la qualità. Stimoliamo le istituzioni e le autorità a svolgere i loro doveri, ma non prima di aver fatto la nostra parte.

Nella foto:
A destra, un’immagine di piazza Gobetti, uno dei simboli del degrado nel centro del capoluogo

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