Stipendi e salari – Impietoso il paragone tra Como e Ticino

Il raffronto – Cifre minime e massime in busta paga
Scuola e sanità, i distacchi sono abissali
Sulla carta è una striscia colorata di verde. Nella realtà è una linea segnata da palizzate, reti a maglie fitte, talvolta semplici cippi di granito disseminati lungo i crinali delle vallate prealpine. La linea di confine tra il Comasco e il Canton Ticino varia, a seconda delle circostanze di luogo (e di tempo).
Ma su un punto è sempre rimasta immutata. Nel valore dei salari. In Svizzera si è sempre guadagnato più che in Italia.
La frontiera è uno spartiacque sul piano economico
. E un impiego nella Confederazione costituisce un “tesoro”: chi lo trova non lo molla tanto facilmente. Tutt’altro.
L’indagine Eurostat sugli stipendi ha ufficializzato, in Italia, livelli salariali bassi. Su un territorio come il nostro, a ridosso del confine ticinese, questo gap rischia di diventare una beffa.
Di fatto, anzi, lo è. Soprattutto se il raffronto tra le buste paga viene fatto comparando gli stipendi dei frontalieri, la speciale categoria di lavoratori che si muove ogni giorno verso la Svizzera. Gente che vive nel Comasco ma guadagna come se abitasse a Chiasso o a Lugano.
Le differenze, talvolta, sono abissali. Mortificanti, quasi, soprattutto per alcune categorie professionalmente molto elevate. Va specificato che i frontalieri non occupano, di solito, posti particolarmente qualificati, anche se negli ultimi anni, dopo l’approvazione dei patti bilaterali sulla libera circolazione, sono cresciuti gli impieghi ad esempio nei servizi bancari e finanziari, una volta inaccessibili per gli italiani.
Ma andiamo con ordine, partendo dal lavoro manuale.
Nel settore edile, dove le imprese sono vincolate a un contratto collettivo, il manovale semplice – ovvero alla prima assunzione – guadagna 4.300 franchi lordi al mese per 13 mensilità, ovvero 3.580 euro. Un capomastro può arrivare invece anche a 5.500 franchi, pari a 4.580 euro. Le imposte dei frontalieri sono versate alla fonte. In Svizzera il corrispettivo della nostra Irpef non supera il 20%. Ciò significa che il manovale, al netto, incassa 2.865 euro, il capomastro 3.670 euro. In Italia, un operaio specializzato – nel settore edile – non supera i 1.600 euro netti. Stesso discorso vale per gli elettricisti (4.074 franchi lordi per 13 mensilità per i neoassunti), gli idraulici (4mila franchi per 13 mensilità) e i piastrellisti (4.390 franchi lordi per 13 mensilità).
Altra categoria professionale, altro dislivello abissale. Il custode di un museo, a Lugano, guadagna 4.005 franchi lordi al mese per 13 mensilità. Il collega di Como difficilmente supera i 1.200 euro netti al mese.
Un ricercatore di un istituto non statale ha uno stipendio base in Ticino di 6.538 franchi lordi, sempre per 13 mensilità. In Italia, questo salario si comprime fino a 1.500 euro al mese.
La scuola e la sanità sono due settori in cui le differenze appaiono incredibili. L’insegnante di scuola superiore, in Ticino, ha uno stipendio di base che varia tra i 6.664 e i 7.298 franchi al mese. In Italia è attorno ai 1.400, 1.500 euro. Il bidello neoassunto negli istituti del Cantone può trovare in busta paga da 3.326 a 3.728 franchi al mese lordi, in Italia non più di 1.100 euro.
Discorso simile negli ospedali. In Italia, un ausiliario che non faccia turni parte da un salario di 1.100 euro netti al mese. Un infermiere può arrivare fino a 1.700 euro, ma è costretto a sobbarcarsi molte notti, perché il salario di base non supera i 1.300 euro. Gli stipendi dei medici sono, ovviamente, molto più alti: variano dai 2.520 euro ai 5.600 euro mensili netti, con punte di 6.500 euro per i capi dipartimento. In Ticino, un primario con 5 anni di anzianità guadagna 12.110 franchi lordi, ovvero 8.100 euro netti al mese.
Gli infermieri hanno un salario di base di 4.209 franchi lordi al mese, ma nel giro di 5 anni arrivano a 4.843 franchi. Turni e mansioni speciali esclusi.

Dario Campione

Nella foto:
In marcia verso la Svizzera
Sono circa 19mila i comaschi che ogni giorno attraversano la frontiera per andare a lavorare in Canton Ticino, attratti dalle elevate retribuzioni offerte nella vicina Confederazione elvetica

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