Stipendi tagliati nel volley, lo sfogo di due ex Libertas

Libertas Volley 1

In questi giorni di lockdown, tra le tante categorie di persone ferme, l’opinione pubblica e la politica seguono forse un po’ distrattamente le vicende degli sportivi. Le Federazioni e le Leghe, come è noto, si sono mosse in ordine sparso. Il calcio professionistico è l’unico sport ancora in attesa di comprendere le sorti di questi campionati. Monta così il malumore verso i ricchi calciatori. Ci si dimentica sempre, però, che l’industria del pallone non paga soltanto chi gioca in serie A, ma dà lavoro a centinaia di migliaia di persone e ha il fatturato di alcuni miliardi, oltre all’indotto. Ci si dimentica quanto sia difficile diventare un calciatore professionista.
Lo spiegò un giorno, a Campione d’Italia, durante un torneo Pulcini, il responsabile della Milan Accademy: «È giusto coltivare speranze per questi bambini, ma sappiate che solo uno ogni 30mila arriverà a guadagnarsi da vivere a suon di gol». Un recente studio di Atlhetic Genetic è sulla stessa linea. Cristiano Ronaldo Jr ha lo 0,13% delle probabilità di giocare a calcio professionistico, mentre un bambino di un non calciatore lo 0,05%.
La percentuale sale per gli sport dove contano specifiche doti fisiche. Per i figli dei giocatori di basket, ad esempio, è del 2,7%. Tra i pochi sportivi professionisti italiani e il dilettantismo puro, c’è un’ampia zona grigia. Qui si trovano, ad esempio, gli sport di squadra come la pallavolo. Il volley, nonostante l’assenza di contatto fisico tra le due squadre, per dimensioni del campo in rapporto ai giocatori è stato considerato lo “sport più a rischio Covid”. Tesi subito contestata dagli addetti ai lavori, su tutti il grande Julio Velasco. Il volley, attraverso le due Leghe di Serie A, consorzi che raggruppano i club della A1 e A2 femminile e quello della Superlega, A2 e A3 maschile, ha subito intrapreso estenuanti trattative collegiali con i procuratori dei giocatori per chiedere un taglio degli stipendi.
Nel maschile i “big” perderanno il 30% dei compensi senza scendere però sotto i 20mila euro all’anno. In serie A2 e A3 il taglio previsto è di un quarto della retribuzione (25%). Per tutti. Condizione che non è certo piaciuta ai giocatori. Paolo Alborghetti, bergamasco, ex centrale del Pool Libertas Cantù, che l’ultimo anno ha vinto la Coppa Italia nella sua Olimpia Bergamo, non ha usato parole dolci contro la decisione della Lega: «È uno schifo imbarazzante. Il mio sport è differente» ha scritto sul suo profilo Facebook, ricordando che una riserva in serie A2 non arriva a 6mila euro all’anno di stipendio. Pochi giorni prima il giocatore aveva annunciato il possibile addio allo sport di alto livello dopo sette anni di serie A e tanti altri in serie B.
Amaro anche lo sfogo dell’ex Libertas Alessandro Preti, giocatore che ha trascorso due campionati esaltanti al Parini, lasciando solo ottimi ricordi. Anche Preti si è accasato a Bergamo in questa ultima stagione. Nel suo recente passato ci sono Superlega a Milano e anche un po’ di maglia azzurra.
Il suo post su Facebook si chiude con un pensiero per i più giovani, affinché «si facciano un’idea di cosa sta succedendo. Non è mai una buona idea affidare la proprio vita interamente allo sport, purtroppo ancora meno se questo sport si chiama pallavolo».

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