Stipendio tagliato ai lavoratori frontalieri. Nuovo caso in Ticino: salari ridotti del 15%

Si moltiplicano oltre confine i casi di aziende ticinesi che tagliano le retribuzioni dei frontalieri per ridurre i costi dopo la decisione della Banca centrale svizzera che, portando il franco alla parità con l’euro, ha reso meno competitivi i prodotti destinati alle esportazioni, costringendo le imprese ad abbassare i prezzi.
Ieri i sindacalisti della Ocst (Organizzazione cristiano-sociale ticinese) hanno manifestato davanti ai cancelli della Deltacarb di Pambio-Noranco per protestare contro la decisione dell’azienda metalmeccanica di ridurre del 15% lo stipendio dei frontalieri. Una scelta definita «inaccettabile» dal sindacato, secondo il quale si tratta di «una palese violazione della legge che impedisce ai datori di lavoro di intervenire unilateralmente sul salario».
Il sindacato, in particolare, chiede alla società metalmeccanica di «annullare il provvedimento preso a gennaio», di «annullare il licenziamento di chi ha osato opporsi a questa decisione» e di «definire un incontro con la Ocst per verificare la reale situazione aziendale e aprire una vera discussione».
L’azienda, da parte sua, ha spiegato ieri al portale Ticinonline le motivazioni alla base della decisione di tagliare lo stipendio dei dipendenti frontalieri. «La decisione della Banca centrale ci ha costretto a rivedere costi e budget – spiegano i responsabili della società – perché molti clienti ci chiedono di diminuire i nostri prezzi. È in gioco il futuro della nostra azienda e siamo costretti ad adottare nuove misure per contenere i costi». Da qui la scelta di abbassare del 15% gli stipendi dei frontalieri, una misura che, secondo l’azienda, «non penalizza il frontaliere in quanto, per effetto del nuovo cambio franco-euro, porta a casa la stessa cifra dello scorso anno». La società, infine, sta lavorando con le autorità ticinesi per «regolarizzare la riduzione degli stipendi, lasciando a ogni dipendente la facoltà di aderire liberamente alla scelta».
Nei giorni scorsi la stessa Ocst aveva denunciato un’analoga situazione alla Plastar di Muzzano, che ha fatto scattare una diminuzione del 15% dello stipendio dei frontalieri e del 5% dei salari dei ticinesi.

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