Stop ai tifosi. Cantù si ribella

Quarta trasferta consecutiva vietata ai sostenitori della Chebolletta, che domenica non potranno seguire la squadra del cuore a Venezia
«Un provvedimento che giudichiamo incomprensibile». Parole di Luca Orthmann, amministratore delegato della Pallacanestro Cantù, dopo che per la quarta volta consecutiva è stata impedita una trasferta dei sostenitori del club brianzolo. Su disposizione del prefetto di Venezia – dopo che la gara era stata definita a rischio dall’Osservatorio per le manifestazioni sportive – domenica prossima i sostenitori della Chebolletta non potranno seguire sugli spalti del PalaTaliercio di Mestre la partita della loro squadra del cuore contro la Reyer Venezia.

Identico provvedimento – tecnicamente il blocco è per i residenti in provincia di Como – era stato preso per le ultime tre trasferte: Caserta, Montegranaro e Milano.
«Siamo stupiti», dice ancora Luca Orthmann, che ieri è intervenuto a nome della società rispetto a questa vicenda. «Peraltro – aggiunge il dirigente – mi risulta che i nostri sostenitori e quelli di Venezia siano abbastanza amici, considerando che c’è una condivisione di rivalità con Treviso. Non mi sembrava, insomma, una trasferta pericolosa».
«Il basket non è uno sport a rischio – dice ancora Orthmann – e non presenta i problemi che ci sono nel calcio. Ci piacerebbe conoscere i criteri con cui è stata fatta questa scelta, che danneggerà comunque la squadra, che non potrà ricevere l’incoraggiamento dei suoi sostenitori».
Già sabato scorso il club brianzolo, quando si era diffusa la notizia della gara definita “a rischio”, aveva diffuso un comunicato in cui manifestava la sua contrarietà e diceva che lo stop per quattro trasferte consecutive «sarebbe un caso unico nella storia della pallacanestro italiana». Ora il blocco dei tifosi c’è stato davvero: «Ci spiace sotto ogni profilo – conferma l’amministratore delegato – anche perché comunque ne risente la nostra immagine. Chi osserva le nostre vicende da lontano, senza conoscere i fatti, potrebbe pensare che la nostra sia una tifoseria violenta. Ma non è così. E, aggiungo, se ci fosse qualche caso di comportamento  scorretto, è giusto che vengano applicati provvedimenti come i Daspo.  Non va però penalizzata un’intera tifoseria».
Luca Orthmann parla di comportamenti scorretti da parte di singoli. Ed è da qui che bisogna partire per capire le scelte dell’Osservatorio, che, viste da chi gestisce l’ordine pubblico, possono avere un loro senso.
Bisogna partire dalla gara di Varese dello scorso 29 ottobre, con tre tifosi di Cantù  denunciati dalla Digos di Varese per minacce e resistenza a pubblico ufficiale. Questi sostenitori cercarono di venire a contatto con i supporter di casa colpendo con calci e pugni il divisorio di plexiglass. Struttura che cedette permettendo così ai  brianzoli di accedere al settore del Varese. Le forze dell’ordine intervennero per tenere divise le tifoserie, e un agente rimase ferito ad una mano.
L’episodio, come da prassi, fu segnalato all’Osservatorio che dunque iniziò a mettere nel mirino i tifosi di Cantù.
Sul fronte disciplinare la cosa non ha avuto immediate ripercussioni e va considerata scollegata dalla decisione di impedire la trasferta del successivo 2 dicembre a Caserta, con cui c’è effettivamente una forte rivalità.
Il nocciolo della questione va datato 9 dicembre: gara contro Biella al Palazzetto di Desio, una struttura difficile da gestire sul fronte dell’ordine pubblico. Succede che in più occasioni i sostenitori di Cantù cerchino di venire a contatto con quelli piemontesi. E nel finale, con  i poliziotti costretti a usare i manganelli, un agente nel tafferuglio ha preso una botta. Niente di grave, per fortuna, ma la vicenda, anche in questo caso, è stata segnalata a Roma all’Osservatorio.
E a questo punto all’Osservatorio si sono arrabbiati davvero e hanno deciso di dare una sorta di “squalifica” ai sostenitori brianzoli che si è tradotta con lo stop alle trasferte di  Ancona con Montegranaro e di domenica prossima a Venezia, gare che sono state definite “a rischio” anche se di fatto non lo erano, con i prefetti locali che non potevano decidere diversamente e che sono stati per così dire “costretti” a bloccare l’arrivo dei sostenitori di Cantù.
In mezzo c’è stato anche il blocco della presenza sugli spalti al Forum di Assago per il match con Milano. Ma questa era una gara considerata già a rischio e quindi non è entrata nel conteggio della “squalifica” che è stata sancita dall’Osservatorio.
Ora bisogna vedere quale sarà la decisione per la Final Eight di Coppa Italia, visto che nel primo turno, lo stesso giorno e nello stesso posto, il Forum di Assago, sono in programma le sfide Cantù- Roma e Varese-Milano.
La vicenda è stata commentata anche da Claudio Bizzozero, ieri sera ospite del telegiornale di Espansione Tv che ha annunciato che si aggregherà, domenica, ai tifosi che comunque andranno a Venezia a incoraggiare la squadra fuori dall’albergo e che arriveranno fino a qualche centinaio di metri dal PalaTaliercio.
«Io sarò al loro fianco – sostiene Bizzozero – e in quanto sindaco potrò vedere la partita e al palazzetto porterò le istanze e la protesta della città di Cantù. Non condivido questo provvedimento che è doppiamente discriminatorio».
«Prima di tutto per il basket – aggiunge il primo cittadino – che non è uno sport che ha eccessi di violenza come si vedono nel calcio. Certo, qualche scaramuccia non è mancata, ma la situazione non mi sembra così drammatica, anzi». E poi c’è la questione Cantù: «La nostra è una tifoseria calda e appassionata – conclude Bizzozero – che però non merita queste decisioni. Posso capire lo stop per Milano e Caserta, ma con Montegranaro e Venezia mi sembra che sia nel complesso ingiustificato».


Massimo Moscardi

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