Stop alla fusione delle Camere di Commercio. La Consulta: «Serve l’ok delle Regioni»

La Camera di Commercio di Como

La fusione non s’ha da fare. Almeno per il momento. La Corte Costituzionale blocca la riforma delle Camere di Commercio. Il processo di aggregazione “forzata” tra Como e Lecco che avrebbe dovuto portare, nel giro di alcuni mesi, alla nascita di un unico ente camerale lariano, rischia di arenarsi per un tempo difficile da stabilire.
Ieri mattina la Consulta ha pubblicato la sentenza 261 relativa ai giudizi di legittimità costituzionale del decreto con cui l’anno scorso il governo aveva portato a 60 il numero totale delle Camere di Commercio in Italia. A ricorrere contro il decreto legislativo 219 del 2016 erano state le Regioni Lombardia, Liguria, Puglia e Toscana che contestavano, in sostanza, l’intero impianto del decreto. Sotto accusa, in particolare, le scelte assunte dal governo centrale senza tenere conto del necessario «principio di leale collaborazione» con le Regioni stesse.
In realtà, la Corte ha giudicato non fondate o inammissibili quasi tutte le questioni sollevate dalle Regioni. Quasi.
L’unica obiezione che ha convinto i giudici costituzionali ha riguardato un comma (il quarto) dell’articolo 3. Ovvero, quello in cui si stabiliva che il ministro dello Sviluppo economico, «sentita» la conferenza Stato- Regioni, avrebbe dovuto per decreto «rideterminare le circoscrizioni territoriali e istituire le nuove Camere di Commercio», oltre che «sopprimere le Camere interessate dal processo di accorpamento e razionalizzazione».
Secondo la Corte Costituzionale, una simile decisione deve essere presa di concerto con le Regioni e non dopo una semplice consultazione.
Scrivono i giudici: «Il luogo idoneo di espressione della leale collaborazione è stato correttamente individuato dalla norma nella Conferenza Stato-Regioni. Il modulo della stessa, tenuto conto delle competenze coinvolte, non può invece essere costituito dal parere, come stabilito dalla norma, ma va identificato nell’intesa, contraddistinta da una procedura che consenta lo svolgimento di genuine trattative e garantisca un reale coinvolgimento».
Insomma, prima di decidere come accorpare le Camere di Commercio e, soprattutto, quali enti cancellare, il governo avrebbe dovuto sedersi a un tavolo con le Regioni. Cosa che non è stata fatta e che oggi rende praticamente nullo il decreto attuativo emanato ad agosto, quello cioè che stabiliva la cancellazione di 45 Camere di Commercio e la contemporanea nascita di 18 nuovi enti.
Il processo di aggregazione di Como e Lecco si blocca a un passo dal traguardo. Già ieri i vertici di via Parini hanno preso atto della sentenza e convocato per il 20 dicembre un consiglio camerale in cui il problema sarà ovviamente affrontato.

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