Stop definitivo per il secondo lotto della Tangenziale

L’infrastruttura dimezzata
Il Collegio di vigilanza ha respinto la richiesta della Provincia. Resta il Tar
La politica ha detto definitivamente no alla realizzazione del secondo lotto della Tangenziale di Como. Con il voto negativo espresso ieri dal Collegio di vigilanza sull’accordo di programma per la realizzazione della Pedemontana cade quindi una pietra tombale sui sogni lariani di ottenere il completamento dell’infrastruttura attesa da 40 anni. Salvo miracoli (politici e legali) la Tangenziale di Como, i cui lavori procedono visibilmente all’altezza di Grandate, si ridurrà a soli 2,5 chilometri rispetto agli 8,5 totali previsti dal progetto originario.

 I 6 chilometri che dallo svincolo in località Acquanera, a Como, avrebbero dovuto svilupparsi in galleria a doppio senso di marcia passando sotto il Lago di Montorfano sembrano infatti destinati a rimanere sulla carta.
Come noto, la ragione ufficiale per l’accantonamento del secondo lotto è sempre stata l’aumento dei costi dell’opera, dai 470 milioni iniziali a oltre 860, dovuto alle difficoltà tecniche per la costruzione dei tunnel sublacuali.
Nonostante ciò l’amministrazione provinciale di Como da anni ha ingaggiato una battaglia a livello regionale e ministeriale per ottenere la realizzazione completa dell’infrastruttura. Dopo una lunga serie di no, ieri era il momento culminante.
La riunione del Collegio di vigilanza sull’accordo di programma della Pedemontana, infatti, aveva all’ordine del giorno l’esame e la votazione della richiesta di Villa Saporiti di realizzare il secondo lotto della Tangenziale così come previsto in origine, pena la messa in mora del Pirellone. Il voto sulla richiesta ha avuto un esito totalmente negativo: la Provincia è rimasta isolata e tutte le altre componenti del Collegio (le provincie di Milano, Monza e Brianza, Bergamo e Varese, i Comuni interessati dal passaggio dell’opera, la Società Pedemontana, la Regione e il ministero delle Infrastrutture) hanno bocciato senza appello la richiesta lariana.
A quel punto, in un clima di tensione, i rappresentanti di Villa Saporiti – l’assessore al Territorio, Sergio Mina, e il dirigente alla partita, Giuseppe Cosenza, hanno immediatamente lasciato l’assemblea in forma chiaramente polemica. Contro le richieste della Provincia si sono espressi negativamente anche l’assessore regionale alla Mobilità, Raffaele Cattaneo (Pdl), e il viceministro alle Infrastrutture, Roberto Castelli (Lega Nord).
Chiarito definitivamente che la via politica al secondo lotto è ormai impraticabile, Villa Saporiti non intende chiudere qui la battaglia. Nei prossimi giorni, infatti, verrà certamente impugnato di fronte al Tribunale amministrativo della Lombardia il voto di ieri al Collegio di vigilanza. E anche se nessuno si fa illusioni sul fatto che i giudici amministrativi possano ridare a Como il pezzo di Tangenziale perduto, si annunciano comunque altri mesi di battaglia legale per giocare ogni carta a favore del territorio. Di sicuro, però, al momento c’è il dimezzamento dell’infrastruttura attesa dagli anni ’60.

Emanuele Caso

Nella foto:
Nel grafico è rappresentato il primo lotto della Tangenziale, l’unico che sarà realizzato

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