Cultura e spettacoli

Stoppani, andrà a Lugano la mostra di Lecco

alt La rassegna è aperta fino a domani

«Ero da piccino un grande intercettatore di sassolini, un grande osservatore di mosche, formiche, ragni. In seguito divenni studioso di montagne e raccoglitore di fossili».
Così l’abate Antonio Stoppani (nella foto, in un celebre ritratto di Giovanni Battista Todeschini), naturalista e geologo di origini lecchesi, ricostruiva il maturare della sua passione scientifica.
È uno dei tanti indizi che invitano a riscoprire la personalità straordinaria del celebre studioso che ha dato

il nome a vie e piazze ma anche a rifugi, sentieri e persino a un ghiacciaio patagonico nella mostra in corso a Lecco, fino a domani Sulle tracce di Antonio Stoppani. Percorsi fra montagna, scienza e arte in Lombardia e nel Canton Ticino, nella Torre Viscontea (ingresso libero, orario 15-19).
Si rende così omaggio, nel 150° anniversario del Club Alpino Italiano, a una figura di primo piano del mondo scientifico italiano ed europeo del XIX secolo.
La duplice passione per la montagna e per la scienza, che rese Stoppani un infaticabile esploratore di territori, monti, valli, ghiacciai ed un appassionato sostenitore del valore dell’“andar per monti”, è infatti il filo conduttore della mostra che, nata nell’ambito del progetto Interreg Italia –Svizzera “Confini d’incontro”, sarà allestita a Lugano a partire dal 10 gennaio prossimo.
Accanto ai reperti fossili, spicca una preziosa documentazione scritta e fotografica e una sezione dedicata a disegni, dipinti, fotografie, sculture che delineano il ritratto dello studioso la cui passione per le meraviglie naturali è evocata in particolare dai reperti paleontologici esposti.
Conchiglie di ammonoidi, lamellibranchi, coralli, alghe fossili e curiose spirali di gasteropodi provenienti dal Museo delle Grigne di Esino Lario, delineano nella roccia il mare tropicale affiorante dal gruppo montuoso lecchese.
Nel gruppo dei Corni di Canzo, il Banco di Coralli che attraversa le Prealpi Lombarde caratterizza il Sasso Malascarpa, di cui sono documentati i Conchodon, fossili di grossi bivalvi, studiati e disegnati dallo stesso Stoppani.
Ci sono anche un cranio, un omero e altre ossa dell’Orso delle Caverne, sulle cui tracce, rinvenute a metà Ottocento nel Buco dell’Orso sopra Laglio, si mossero lo studioso lecchese e i suoi collaboratori.

Giuliana Panzeri

19 Novembre 2013

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