Storie di frontiera al tempo del virus: ecco il Ticino che non ti aspetti. Andrea Fazioli parla del suo nuovo libro

Svizzera bandiera

Come affronta l’emergenza uno scrittore della svizzera italiana? Andrea Fazioli, autore di casa Guanda, ha affidato al proprio blog e al quotidiano svizzero “La Regione” alcune riflessioni in merito: «Abbiamo paura, è normale. Una certa ansia è inevitabile e perfino utile. Mi chiedo tuttavia: come fare perché il panico non abbia l’ultima parola? Più che limitarci a esclamare #iorestoacasa, dobbiamo forse aiutarci a dare un senso a questo limite, a questa immobilità. Non basta sognare il futuro – #andràtuttobene – ma possiamo cercare forme di bellezza anche dentro le circostanze avverse».
«Come scrittore – aggiunge Fazioli – non capisco se sia meglio offrire la mia testimonianza o il mio silenzio. Se mi avventuro nei social network vengo inondato da un flusso di notizie, teorie, discussioni, litigi, appelli, racconti, drammatizzazioni e sdrammatizzazioni… Questo mi spaventa. Perché proprio io dovrei aggiungere altre parole?».
Intanto la quotidianità si misura con i tempi dello scrivere. Fazioli questa settimana lavora alla rassegna stampa mattutina della Rete Due, canale culturale della radio della Svizzera italiana, si alza alle 4 per iniziare in onda alle 5. E si collega con i suoi studenti liceali per le videolezioni.
Nel 1998 Fazioli ha vinto il “Premio internazionale Chiara giovani”. Nel 2004 si è laureato in Lingua e letteratura italiana e francese all’Università di Zurigo, con una tesi su Mario Luzi.
Sta lavorando a un nuovo libro, nel tempo libero da impegni di lavoro. E il 21 maggio dovrebbe uscire, il condizionale è d’obbligo di questi tempi, una raccolta di racconti sempre da Guanda.
«Il racconto – dice Fazioli – è una dimensione più intima rispetto al mio ciclo di romanzi ambientati in Canton Ticino che vedono protagonista il detective privato Elia Contini. Un ciclo che proseguirà e che ha molti fedeli lettori. Ma a me piace sperimentare. La misura breve ad esempio mi ha dettato in questo caso una novantina di pezzi da circa 4.200 battute l’uno. Li ho scritti per un periodico svizzero e mi è piaciuta l’idea di unirli con una storia trasversale e orizzontale. Protagonisti sono un ex commissario, Giorgio Robbiani, e la sua badante tunisina. Due caratteri che stridono ma che si compensano. A volte risolvono un caso importante, altre volte dipanano un nodo della quotidianità. Un lavoro di due anni e mezzo scritto settimana dopo settimana, anche partendo da spunti di cronaca, che mette in scena uno dei miei temi, l’incontro fra culture e fra età diverse».
Fazioli ama le sfide e libro dopo libro conferma che la preferita è far emergere l’anima autentica della Svizzera, che oltre la maschera di patria dell’ordine e della pulizia disegnatale da pregiudizi spesso di lunga data spesso si rivela una realtà più complessa e difficile, magari diffidente ma capace di slanci di umanità. Nel recente romanzo della serie “continiana”, Gli Svizzeri muoiono felici, amaro e magistralmente orchestrato, è l’arrivo a Lugano di un tuareg dal deserto a svelare un mistero malato e inquietante legato alla sparizione di un medico impegnato nel sociale. Soluzioni narrative “di frontiera” appunto, quelle di Fazioli, che nascono da una terra di confine come è appunto il Canton Ticino. «Lo scambio con l’Italia è soprattutto socioeconomico – dice lo scrittore – potrebbe esserlo più marcato sul fronte culturale visto che partiamo da una comune base linguistica. Siamo un piccolo stato con una lingua minoritaria in una nazione, e in questo manifestiamo con i nostri tanti festival ed eventi culturali una certa fierezza. La difficoltà è far sì che il confine sia occasione di scambio perché la cultura in realtà non ha frontiere. Io mi sento italiano, non di passaporto ma appunto come scrittore».

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