Strade e coraggio, una cosa da imparare

opinioni e commenti di marco guggiari

di Marco Guggiari

Due opere che avranno forte impatto sulla mobilità, provocando pesanti disagi agli utenti delle strade, sono in agguato. Si tratta di lavori del tutto diversi per ubicazione, finalità e durata nel tempo, ma hanno in comune un punto: le istituzioni coinvolte, anch’esse differenti, brancolano nel buio e non sanno come ridurre gli effetti negativi di questi interventi.

Ci riferiamo naturalmente agli scavi previsti in via Borgovico a Como, resi necessari dalla sostituzione delle tubazioni idriche e alla variante della Tremezzina destinata a risolvere il problema del traffico in centro lago.

In via Borgovico, dopo l’azzardo dello scorso mese di luglio, con un assaggio che aveva completamente paralizzato la viabilità e fatto inferocire anche i cittadini più miti, il Comune di Como ha innestato una precipitosa retromarcia. Nel mese di settembre, è storia ancora più recente, un guasto all’impianto ormai fatiscente ha replicato la situazione e ribadito l’urgenza di una risoluzione del problema alla radice. In mezzo c’è stato il mese di agosto, del tutto inutilizzato per questa conclamata necessità, perdendo così una finestra importante, per quanto non priva di conseguenze sulla mobilità.

Perché questo immobilismo? Una possibile spiegazione, di certo non esaustiva, si può rintracciare nella concomitanza dei lavori in autostrada, che determinano l’invasione della città da parte di fiumi di Tir. Lavori, sia detto per inciso, che avvengono in concomitanza praticamente su tutta la rete autostradale italiana. E sotto quest’ultimo profilo è difficile non pensare ai timori generati dal disastro del ponte di Genova e ai ritardi sulla manutenzione che hanno complessivamente caratterizzato per troppo tempo la stessa rete.

La sfavorevole coincidenza, però, non spiega tutto. Spiega eventualmente la mancanza di coordinamento tra soggetti diversi, ma operanti sullo stesso territorio, che è ormai conclamata. Spiega, soprattutto oggi, la mancanza di coraggio nell’assumersi la responsabilità e l’impopolarità di un intervento che, divenuto indispensabile, non può più essere prorogato, anche se viene genericamente fissato per il periodo successivo alle feste di Natale. La politica del posticipo, oltre che per nulla “governativa”, è in questo caso estremamente pericolosa perché i tubi potrebbero di nuovo scoppiare da un momento all’altro. Sul punto, quindi, era auspicabile una buona dose di decisionismo unita alla capacità di ridurre il danno nella misura maggiore possibile. Occorreva anche, e serve ancora, capacità di comunicazione trasparente, puntuale, costante. Via Borgovico non è un esempio di tutto questo.

Quanto invece alla variante della Tremezzina, tutti gli enti interessati, inclusi indirettamente governo e Regione, hanno avuto tempo per programmare soluzioni alternative ai trasferimenti quotidiani di chi, per ragioni di lavoro e di studio, per esigenze di rifornimento e anche per attività turistica, deve quotidianamente muoversi e spostarsi senza la condanna dell’esasperazione per un lungo periodo.

Invece, nulla o quasi è stato previsto, anche se tutto avrà inizio a Colonno nella settimana del 29 novembre. Ci si illude che la disponibilità dei taxi-boat sia una boccata d’ossigeno risolutiva. La verità, invece, è che il lago rimane una risorsa ignorata. Sull’acqua si naviga, avvengono i trasporti, da millenni. Possibile che non si riesca a immaginare, programmare, imporre se necessario, un servizio intensivo, eccezionale, per un tempo limitato, di aliscafi e battelli? Possibile che non si pensi ad affrontare le questioni logistiche e dei costi che questa soluzione comporterebbe, con coraggio e determinazione? A mali estremi, estremi rimedi. Ma come scriveva il Manzoni, il coraggio chi non ce l’ha, non se lo può dare.

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