Strage di Erba, i fratelli Castagna rispondono al «vento revisionista»

Leosini Castagna

Franca Leosini domenica scorsa su Rai 3 in una puntata speciale di Storie maledette ha affrontato i veleni che dopo dodici anni ancora aleggiano intorno alla strage di Erba dell’11 dicembre 2006. Malgrado tre sentenze abbiano stabilito in via definitiva che i responsabili del massacro di Raffaella Castagna, suo figlio Youssef di soli due anni, sua madre Paola Galli e la vicina Valeria Cherubini siano i vicini di casa Rosa Bazzi e Olindo Romano, sulla famiglia Castagna, ha detto la giornalista, «continua a infuriare, violento, atroce, il vento dei sospetti».
Un viaggio drammatico, spesso commovente, quello della trasmissione Rai nel «cuore ferito della strage di Erba» come recitava il sottotitolo. Leosini ha sottoposto a un vero e proprio interrogatorio senza sconti i fratelli di Raffaella, Pietro e Beppe Castagna. «Siamo qui a parlarci – ha sottolineato Leosini – perché è in atto, più che mai accesa e vigorosa, una campagna a sostegno dell’innocenza di Olindo Romano e Rosa Bazzi, che scontano l’ergastolo per quella che è e resterà in dolorosa memoria la strage di Erba».
Più volte la giornalista ha rimarcato «un vento innocentista, revisionista» che «si annida velenoso, insistente»: è «il tentativo di accreditare la tesi che il responsabile dell’orrore di quella strage di familiari sia proprio un familiare».
La difesa dei coniugi che tre sentenze e 26 giudici complessivamente hanno stabilito in via definitiva responsabili non demorde. A parte la pista del regolamento di conti in stile mafioso, nata negli ambienti frequentati dal marito di Raffaella Azouz Marzouk ed evocata a poche ore dalla strage stessa, viene chiamato in causa come colpevole ora proprio Pietro Castagna, che da figlio, fratello e zio di tre delle vittime avrebbe architettato la mattanza per motivi d’eredità.
«Tutta questa vicenda viene trattata come fosse una specie di nomination al Grande fratello, per cui si può dire tutto e il contrario di tutto. Nessuno si rende conto di cosa c’è dietro – ha detto Pietro – Questa infamia, più o meno apertamente o velatamente, sono dodici anni che gira ed è molto pesante. Non la auguro al mio peggior nemico». E con Beppe ha rimarcato: «In primo grado, noi fummo chiamati come testimoni e fummo liquidati nel giro di due minuti. Beppe addirittura stralciato perché era ininfluente. Questa è la stessa difesa che, a dodici anni di distanza, dice che non siamo stati indagati sufficientemente».
Nell’articolata rievocazione della strage erbese poi forte risalto ha avuto la figura di papà Castagna. Nelle parole di Franca Leosini, «un uomo che per grandezza d’animo, forza morale e alto senso della pìetas, si è stagliato sublime sullo sfondo buio di questa tragedia».

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