Strage di Erba, il ritorno di Olindo Romano a Como

Olindo Romano in Tribunale a Como per udienza di ammissione prove mai prese in considerazione durante il processo per la strage di Erba.

«Si, mi ricordavo di questo posto…». Ore 11. Olindo Romano, 58 anni, è appena sceso dal cellulare che l’ha tradotto dal carcere di Bollate. Entra nel palazzo di giustizia di Como, quello in cui il 26 novembre 2008 sentì pronunciare (per la prima volta) dalla Corte d’Assise la parola «ergastolo». Carcere a vita per lui e per la moglie Rosa Bazzi, di un anno più giovane, ritenuti essere gli autori della strage di Erba.
Olindo rivede quell’aula, quei corridoi, e sbotta con chi gli sta attorno: «Mi ricordavo questo posto». Poche parole, prima di sedersi di fronte ai giudici. L’occasione del ritorno in città di Olindo è stata fornita dall’istanza della difesa di analizzare reperti mai esaminati, in previsione di una richiesta di revisione del processo già preannunciata. I nuovi esami riguardano un telefono cellulare, altri campioni repertati nella “casa del ghiaccio” di via Diaz e l’accesso ai server della Procura di Como da cui, dicono, mancherebbero delle intercettazioni ambientali e delle registrazioni. La richiesta era già stata avanzata nel 2018, respinta, finita in Cassazione e di nuovo rispedita a Como. Di questo si discuteva ieri.

L’approfondimento sul Corriere di Como in edicola martedì 4 febbraio

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