Strage di Erba: «Infondate le richieste della difesa»

Strage Erba 3

È «infondata» la richiesta di effettuare «vari accertamenti tecnici» in vista della proposizione «dell’istanza di revisione del processo» per la strage di Erba.
«La difesa ha avuto infatti a disposizione durante tutto il procedimento di merito i reperti biologici e le intercettazioni che ora vorrebbe sottoporre a esame».
Sono state rese note le motivazioni dell’ordinanza con cui la Corte di Cassazione, lo scorso 17 novembre, ha detto no al ricorso dei legali di Olindo Romano e Rosa Bazzi, i due coniugi erbesi condannati all’ergastolo per l’omicidio di quattro persone, e il ferimento grave di una quinta vittima: gli autori, insomma, del più cruento episodio di cronaca che la storia comasca ricordi negli ultimi decenni.
Il massacro, scatenato da una banale lite di vicinato, avvenne – come tutti ricordano – l’11 dicembre del 2006. In quella tragica notte piovosa furono uccisi Raffaella Castagna, il piccolo Youssef Marzouk di soli due anni e mezzo, Paola Galli – mamma di Raffaella e nonna del bimbo – e Valeria Cherubini.
Ferito gravemente anche il marito di quest’ultima, Mario Frigerio, morto poi nel settembre del 2014 per un male incurabile.
Nelle motivazioni, la Cassazione spiega che le stesse difese non hanno mai nemmeno posto «in discussione la disposta confisca dei corpi di reato», reperti per i quali hanno insistito nel chiedere nuovi approfondimenti.
Secondo la prima sezione penale della Suprema Corte, «in modo ragionevole ed equilibrato, la Corte di Assise di Como nella sua ordinanza del 3 febbraio 2020 ha sbarrato la strada al ricorso sottolineando che, del resto, la presenza di elementi utili è soltanto ipotizzata, tanto è vero che la richiesta della difesa non poggia su alcun elemento di fatto o logico, ma si limita unicamente a rappresentare il rinvenimento di altri reperti, rispetto a quelli che già erano stati distrutti».

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