Strage di Erba, la Cassazione respinge il ricorso degli avvocati di Rosa Bazzi e Olindo Romano

Strage di Erba, Olindo Romano e Rosa Bazzi

La Corte di Cassazione ha scritto ieri la parola fine sulla vicenda – a lungo dibattuta – dei reperti da analizzare in cerca di nuovi elementi nel tentativo (da parte della difesa di Rosa Bazzi e Olindo Romano) di ottenere la revisione del processo per la strage di Erba. Da Roma, in mattinata, è però giunto lo stop alla richiesta , ricorso che era stato presentato dalla difesa nel mese di febbraio del 2020 dopo la decisione nel merito presa dalla Corte d’Assise di Como.
Fabio Schembri, Luisa Bordeaux e Nico D’Ascola, il pool che assiste i coniugi Romano, avevano invocato «l’autorizzazione a effettuare accertamenti tecnici non ripetibili su reperti e tracce biologiche alcuni dei quali mai analizzati».
Verifiche che nelle volontà avrebbero dovuto riguardare più oggetti tra cui anche materiale biologico e un telefono cellulare raccolto in via Diaz, a Erba, nella casa del massacro. Istanza già più volte respinta anche in altri procedimenti di quella che è diventata una battaglia legale di cui la parola fine è stata scritta ieri dalla Suprema Corte.
La Procura di Como, appresa la notizia, ha scelto di non commentare le decisione romana.
A parlare è stato invece – in nome del pool della difesa – Fabio Schembri, l’avvocato di Olindo Romano.
«Non sappiamo le motivazioni del rigetto del nostro ricorso – commenta Schembri – Serviranno un po’ di giorni. Per noi quello della Cassazione era un passaggio importante, doveva dirci su quali elementi di prova potevamo contare in vista della nostra richiesta di revisione. Sarebbe stato molto importante esaminare quei reperti per avere un quadro completo da mettere sul tavolo del giudice. Ora leggeremo le motivazioni, magari ci indicheranno una nuova via». La strada della richiesta di revisione, dunque, non si ferma. «Contiamo di presentarla entro la prossima estate, Covid permettendo. Il virus non sta agevolando il lavoro. Di certo con la decisione di ieri della Cassazione la nostra strada già difficile diventa ancora più complicata. Avremmo potuto avere un’arma in più, ne avremo una in meno».
Buona parte dei reperti che le difese volevano analizzare erano però già presenti fin dal primo grado, anni e anni fa. Perché questa battaglia postuma, una volta diventata definitiva la sentenza di condanna all’ergastolo? «Non è del tutto vero. Su alcuni reperti, ad esempio la tenda trovata in casa dei coniugi Frigerio, avevamo chiesto anche in primo grado che venisse analizzata, anche solo che potesse essere portata in aula, ma non ci fu concesso. Alcuni elementi, come le formazioni pilifere trovate in casa, sono emersi dopo. Altri ancora, con le tecniche di oggi che all’epoca non c’erano, potrebbero dare risultati interessanti. Lo stesso consulente dell’accusa, nel primo grado, disse che c’erano elementi scientificamente non interpretabili, ma oggi i progressi della scienza sono stati enormi in questo campo».
Insomma, nonostante il duro colpo di ieri, la difesa proseguirà lungo la strada della richiesta di revisione. «In questi mesi completeremo le nostre indagini e poi la chiederemo. Contiamo di arrivare a compiere questo passo prima dell’estate».

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