Strage di Erba, la Corte d’Assise si è espressa sulle richieste dei legali di Rosa e Olindo: rigettate tutte le istanze

Olindo Romano e Rosa Bazzi

«Non possono essere consentite investigazioni che appaiono superflue o inidonee a determinare modificazioni sostanziali del quadro probatorio». «Non può costituire “prova nuova” un elemento già esistente negli atti processuali, ancorché non conosciuto o valutato dal giudice». E ancora, non possono essere ammesse istanze «meramente esplorative». Con queste parole, tratte da una sentenza della Cassazione del maggio 2018, la Corte d’Assise di Como (presidente Valeria Costi, a latere Walter Lietti, più altri sei giudici popolari) ha rigettato le tre istanze che erano state presentate dai difensori di Rosa Bazzi e Olindo Romano nel tentativo di ottenere – tramite nuovi accertamenti – riscontri utili per la revisione del processo sulla strage di Erba. Rosa e Olindo sono condannati in via definitiva, dopo tutti i gradi di giudizio, alle pene dell’ergastolo per la morte di quattro persone: Raffaella Castagna, suo figlio Youssef, la nonna del piccolo Paola Galli e la vicina di casa Valeria Cherubini.
Le istanze della difesa erano state depositate in serie il 29 gennaio 2019, il 15 febbraio 2019 e il 6 marzo 2019. Nella prima venivano chiesti accertamenti tecnici su campioni biologici conservati all’Università di Pavia e riconducibili alle vittime. Ma erano state chiese verifiche anche su formazioni pilifere repertate sulla felpa di Youssef, su un accendino, una impronta palmare e su una macchia di sangue sul terrazzino di casa Castagna. Nella seconda istanza era stato chiesto l’accesso ai server dove si trovano le intercettazioni ambientali di allora, e nell’ultima accertamenti sul cellulare e sui coltelli trovati in uno scatolone ritrovato nell’ufficio corpi di reato di Como.
La Corte d’Assise ha fatto notare – nel respingere la prima delle tre istanze – come i precedenti ordini di confisca e distruzione dei corpi di reato ancora presenti mai erano «stati impugnati» dalla difesa, che si era limitata a «formulare istanze di differimento dell’esecuzione».

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