Strage di Erba, Pietro e Beppe Castagna: «Si sono già espressi ventisei giudici, non lasceremo impunite le menzogne»
Cronaca

Strage di Erba, Pietro e Beppe Castagna: «Si sono già espressi ventisei giudici, non lasceremo impunite le menzogne»

«Abbiamo vissuto anni di processi, visto decine di periti, ascoltato centinaia di ore di dibattiti. Purtroppo la superficialità è meno faticosa del pensiero consapevole. Ci sono stati tre gradi di giudizio davanti a 26 giudici. Basta con la costruzione di non verità e torbide menzogne. In questo meccanismo perverso ci sono delle persone con una vita o quello che ne rimane e sopravvivere a questo meccanismo non solo è difficile ma profondamente ingiusto». Pietro e Beppe Castagna, che nella strage di Erba dell’11 dicembre 2006 hanno perso mamma, sorella e nipotino rompono il silenzio con un lungo sfogo su Facebook. Si affidano ai social network dopo che il massacro di via Diaz è tornato ancora una volta sotto i riflettori proprio negli ultimi giorni. Per via di una lettera inviata dal carcere da Olindo Romano – di cui abbiamo dato conto anche su queste colonne – nella quale il pluriomicida si professa innocente, e per un’inchiesta di più puntate della trasmissione Le Iene su Italia 1. Olindo Romano è stato condannato in via definitiva con la moglie Rosa Bazzi per l’omicidio di Raffaella Castagna, del figlioletto Youssef, della mamma Paola Galli e della vicina Valeria Cherubini.
«Consentiteci di essere indignati e increduli nel sentire gente che definisce i colpevoli come innocenti vittime di una giustizia sommaria e faziosa, definiti addirittura come “un gigante buono e una gracile signora”» scrivono i due fratelli Castagna in un lungo post sulle pagine Facebook di entrambi e da lì condiviso da decine e decine di utenti della rete social.
«Questo gigante buono e questa gracile signora – aggiungono – hanno ucciso brutalmente nostra madre, nostra sorella, nostro nipotino, la signora Valeria, hanno tentato di uccidere il signor Mario».
«Non lasceremo più impunite queste torbide e vigliacche menzogne», promettono Pietro e Beppe.
Tra le centinaia di messaggi di solidarietà raccolti in poche ore su Facebook, anche quello della nota giornalista, scrittrice, blogger e personaggio televisivo, Selvaggia Lucarelli.
Selvaggia Lucarelli dedica ai fratelli Castagna un lungo scritto sulla sua seguitissima pagina Facebook, chiedendo a tutti di spendere due minuti per la lettura.
La giornalista aveva conosciuto Beppe e Pietro Castagna a Milano, recentemente, quando era già mancato anche il patriarca Carlo, «uomo generoso, amato dai suoi dipendenti che quando è morto hanno appeso la sua foto in fabbrica, adorato dai figli e dal nipotino morto sgozzato che spesso si attaccava ai suoi pantaloni perchè quando era ora di lasciare i nonni voleva restare con lui, uno che regalò la casa della strage alla Caritas, tanto per intenderci», scrive.
«Beppe e Pietro, quando mi parlavano di lui, si commuovevano. E si commuovevano ancora ricordando quello che è accaduto in quella casa», aggiunge. Poi l’affondo.
«Il revisionismo giudiziario è legittimo quando si scopre qualcosa di nuovo, inedito, determinante – scrive tra le altre cose in un lungo post Selvaggia Lucarelli – Quando riprende argomenti già ampiamente discussi nei tribunali e smontati uno per uno e senza prove inedite rispetto a quelle che 26 giudici hanno analizzato crea dei danni enormi».
Infine, rispondendo ai tanti commenti degli utenti di Facebook, Selvaggia Lucarelli chiude con una battuta su Olindo Romano, che nella sua ultima lettera dal carcere si professa innocente.
«È l’unico caso in cui sposo uno slogan di Salvini. Credi all’innocenza di Olindo? Ospitalo a casa tua», conclude Selvaggia Lucarelli.

27 ottobre 2018

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