Strage di Erba, Rosa si “smarca” da Olindo

Como 17 novembre 2008, processo per la strage di Erba, Olindo e Rosa Bazzi nella gabbia degli imputatiL’appello Martedì la sentenza: attese dichiarazioni spontanee degli imputati
Nuove strategie della difesa sulle responsabilità dei coniugi sotto accusa
Siamo stati abituati a vederli l’uno al fianco dell’altro. Sempre. Coppia simbiotica, dove il primo esiste solo grazie al secondo e viceversa. Così ce li hanno descritti gli avvocati della difesa, così ce li aveva raccontati l’accusa. Così ne parlava la Corte d’Assise di Como nelle motivazioni della condanna all’ergastolo in primo grado. Eppure, in queste ultime ore prima della sentenza d’Appello, qualcosa sembra cambiare. Non certo i sentimenti tra i due – che possono essere noti solo ai
diretti interessati – tanto meno il loro rapporto, bensì la strategia processuale. A dare uno strattone all’assunto ormai consolidato della coppia inscindibile, è stata la memoria depositata la scorsa settimana dall’avvocato di Rosa Bazzi, Luisa Bordeaux. Uno scritto di una ventina di pagine in cui il legale “smarca” la propria assistita, differenziando in modo sostanziale le posizioni di Olindo da quelle della moglie. Perché – si legge – «la condanna è stata il risultato della ingiustificata trasposizione alla signora Bazzi» di quegli elementi che per la Corte di primo grado sarebbero stati «probanti della penale responsabilità del marito, Olindo Romano». «Su tali elementi – continua la memoria – raccolti nei confronti di costui (ovvero Olindo, ndr), si è altresì operato secondo un meccanismo di “traslazione” probatoria nei confronti della moglie della cui validità sul piano non solo giuridico, ma anche semplicemente logico, è quantomeno ragionevole dubitare». Non si tratta – occorre precisare – del più classico scaricabarile di chi si trova sull’orlo di una possibile conferma del carcere a vita.
Nelle pagine scritte dall’avvocato della donna, Luisa Bordeaux, anche i motivi che portano a chiamare in causa Olindo Romano vengono duramente contestati. Tuttavia, il legale lecchese sottolinea in più punti come queste prove – che per la difesa tali non sono – non toccano mai Rosa Bazzi. In quanto Mario Frigerio, il supertestimone della strage, riconobbe in modo chiaro Olindo Romano e non la moglie, e pure la macchia di sangue fu trovata sul battitacco della Seat Arosa ma dal lato del guidatore. Scrive la Bordeaux al riguardo: «Il signor Frigerio riconosceva non in lei, bensì nel marito Olindo, il proprio aggressore…. E in secondo luogo, il rinvenimento di una traccia di sangue riconducibile ad una delle vittime, la signora Valeria Cherubini, è sul battitacco sinistro dell’autovettura intestata al signor Olindo Romano. Particella che, per come già ampiamente argomentato dalla difesa, è tutt’altro che indicativa in modo univoco di una responsabilità di Olindo… Ma oltre alla assoluta mancanza di certezza scientifica in ordine alla responsabilità del signor Romano, occorre altresì evidenziare come l’autovettura di cui si discute certamente non veniva mai guidata dalla moglie Rosa per la elementare ragione che costei è addirittura sprovvista della patente, talché è del tutto inimmaginabile che usasse sedere proprio dal lato sinistro dell’auto – ossia quello interessato alla macchia – lato dove stanno i comandi».
Per quanto riguarda gli interrogatori del supertestimone Mario Frigerio, la Bazzi, tramite il suo legale, ricorda come «nel corso di tutte le audizioni del signor Frigerio costui rende delle dichiarazioni che attingono esclusivamente la persona del suo aggressore, individuato in un uomo, mentre alcun riferimento costui opera in ordine alla presenza di altre persone sul luogo dei fatti. Ancor meno circa la presenza della signora Bazzi in quel contesto di spazio e di tempo».
Frigerio, dal canto suo, ha spiegato di non aver mai fatto il nome della moglie di Olindo in quanto non ne aveva la certezza, segnalando tuttavia la “sensazione” della presenza di un’altra persona che lo scavalcò quando era già a terra, aggredito dall’ex netturbino.
Frigerio sentì anche la moglie, Valeria Cherubini, gridare e chiedere aiuto, evidentemente inseguita da un altro aggressore. C’è anche da segnalare come, dall’analisi dei colpi inferti alle vittime, sia emersa la presenza di una mano sinistra, e Rosa è mancina. Elementi che tocca anche l’avvocato Bordeaux: «Il nome di Rosa fatto dal signor Frigerio è avvenuto la prima volta solo in dibattimento. Ossia in un’epoca molto distante rispetto al momento in cui il teste rendeva dichiarazioni in ordine agli accadimenti». Mentre per il legale la mano mancina di per sé sarebbe solo un elemento «accessorio rispetto alle “prove”». Rosa insomma, sembra proprio smarcarsi dal marito. Lasciando Olindo a lottare contro i macigni a suo carico. La sensazione tuttavia è che la partita, in questo come in molti altri casi, si vincerà o si perderà insieme.

Mauro Peverelli

Nella foto:
Rosa Bazzi e Olindo Romano: per dopodomani, martedì, è attesa la sentenza di secondo grado del processo sulla strage di Erba

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