Cultura e spettacoli

Streghe e Inquisizione. Como fu protagonista

STORIA – Parla Adriano Prosperi, lo storico della Normale di Pisa che ha appena curato il “Dizionario” in quattro volumi sugli Inquisitori
Nella storia documentata, ma anche nell’immaginario popolare, l’Inquisizione è da sempre argomento di dibattito e scontro. Tanto che moltissimi sono gli autori, scrittori, registi che negli anni hanno intrapreso la via della ricerca, cercando di raccontare una delle istituzioni ecclesiastiche più complesse e ricche di mistero. Ma per riunire un archivio sconfinato di informazioni, personaggi ed epoche, serviva un’opera monumentale che mettesse ordine e soprattutto che fosse un punto di riferimento internazionale per ricercatori e cultori della materia.

Con il Dizionario storico dell’Inquisizione, curato da Adriano Prosperi, Vincenzo Lavenia e John Tedeschi (uscito da poco per le Edizioni della Scuola Normale di Pisa), il mosaico è finalmente completo: un lavoro, dettagliato e minuzioso, che non ha precedenti nella letteratura storica, e che è composto da ben quattro volumi e da centinaia di voci. Tra cui non mancano presenze comasche significative.
«Il primo progetto del Dizionario – commenta Adriano Prosperi – risale all’autunno del 2003, anche se la redazione intera è stata poi composta concretamente nel 2004. È stato senza dubbio un lavoro imponente, che è riuscito a vedere la luce grazie anche ai tanti collaboratori, esperti e allievi, che generosamente e gratuitamente, hanno deciso di far parte del progetto, semplicemente per un proprio interesse alla materia».
«Uno dei punti cardine – continua lo storico, che insegna proprio nella Scuola Normale Superiore di Pisa – è stato sicuramente, oltre alle numerose competenze, quello di approcciare il lavoro senza preclusioni di carattere ideologico, anche perché l’Inquisizione è da sempre argomento di scontri e interpretazioni di vario genere. L’unico nostro scopo è stato quello di costruire uno strumento d’informazione molto puntuale e preciso».
Una complessità di intrecci, luoghi e protagonisti, che ha visto proprio nella città di Como una delle sedi di maggiore interesse storico.
«Il nostro Dizionario – continua il professor Prosperi – è composto da voci biografiche e tematiche, che toccano questioni di carattere giuridico, penalistico, ma anche da una serie di sezioni dedicate alle sedi dell’Inquisizione, e la città di Como è stata indubbiamente una delle più importanti in tale contesto storico, tanto che abbiamo voluto dargli ampio spazio nel primo volume, a cura di Paolo Portone, con pagine di grande formato (dalla 354 alla 357) su due colonne».
Pagine di storia in cui si trovano «la descrizione accurata dell’antica Diocesi lariana, delle sue 29 circoscrizioni plebane e si racconta, in base ai documenti inediti che abbiamo raccolto, la storia dell’Inquisizione a Como e del suo tribunale a partire dal XIII secolo, dagli assassinii di Pietro da Verona e Pagano da Lecco, ad opera di Stefano Confalonieri e Corrado di Venosta, fino alla condanna in effigie dell’ultima strega avvenuta nel 1764 che bruciò davanti alla piazza del convento domenicano. A Como c’era una sede domenicana appunto molto attiva e importante, anche se in realtà tutta l’area delle Alpi, di confine ma allo stesso tempo ricca di intrecci e culture, è stata una delle zone dove l’Inquisizione ha esercitato molto la sua attività. In particolare, nella storia Como ha avuto sicuramente un ruolo significativo per quanto concerne il problema della stregoneria, soprattutto nella seconda metà del 1400, quando la città era uno dei poli più dinamici che ha visto lavorare molti personaggi dell’Inquisizione. Dal nostro punto di vista di studiosi, Como ha rappresentato una sede fondamentale alla quale abbiamo guardato molto, facendo grande riferimento all’archivio centrale del Sant’Uffizio Romano, la cui apertura è stata per noi la precondizione essenziale perché il lavoro potesse avviarsi».
Il bacino comasco ha sempre avuto innumerevoli meriti, soprattutto per aver consegnato alla storia personaggi-chiave come Bernardo Rategno, grande inquisitore e frate domenicano morto nel 1510.
«Nel Dizionario – dice Prosperi – precisamente nel terzo volume a cura di Tamar Herzig, si parla proprio di Bernardo Rategno, detto Bernardo da Como, che è stato certamente un personaggio di spicco di quel periodo, perché è stata una di quelle figure di inquisitori che associavano ad un’attività intellettuale anche un aspetto più “poliziesco”. È autore della Lucerna Inquisitorum Haereticae Pravitatis e di un opuscolo, il trattato De strigiis, che hanno avuto grande risalto nel dibattito intorno alla stregoneria».
«Rategno – spiega Prosperi – fu presente a Como come predicatore prima di essere nominato come inquisitore nel 1505 e lì lavoro per diversi anni fino al 1510. La sua fama si deve proprio al fatto di essere stato uno dei più spietati persecutori di streghe. Secondo Rategno gli stregoni, femmine per lo più, sono persone che abiuravano la fede cristiana e si concedevano totalmente al Demonio, mettendo in pericolo con i loro malefici non solo la salute delle persone, ma anche i raccolti e gli allevamenti. Rategno si basava sulle confessioni delle streghe attraverso processi e interrogatori, considerando però gli avvenimenti già come reali e non come illusioni».
Oltre alle ombre della caccia alle streghe, il Cinquecento comasco ha lasciato ai posteri anche figure luminose come lo storico Paolo Giovio. «Anche se non l’abbiamo censito nell’ambito della nostra inchiesta poiché non ebbe un ruolo tale da poter essere inserito in un’opera dedicata all’Inquisizione – dice Prosperi – è stato sicuramente un grandissimo storico europeo. È stata una figura intellettuale importantissima, di grande cultura e straordinaria apertura mentale, tanto che fu capace di esaltare nel suo celebre “Museo” Niccolò Machiavelli, nei tempi in cui egli scatenava reazioni ostili da parte del mondo ecclesiastico».

Andrea Giordano

Nella foto:
Una copia del volume Lucerna Inquisitorum Haereticae Pravitatis dell’inquisitore lariano Bernardo Rategno
11 gennaio 2011

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