Studenti in difficoltà invisibili alla burocrazia

opinioni e commenti di adria bartolich

di Adria Bartolich

La scuola, si sa, è un ambiente complesso dato che rappresenta uno spaccato di varia umanità nella sua fase di formazione e crescita, in fasi molto delicate, come ad esempio quella della pre-adolescenza e dell’adolescenza.

In essa confluiscono migliaia di ragazzi e ragazze con il loro vissuto sociale, culturale, personale e familiare, non meno complesso di quello degli adulti; anzi maggiormente complesso di quello degli adulti proprio perché introiettato da persone in crescita e non ancora formate nella loro personalità, né in grado di convogliare positivamente o di dare razionalità e un senso alla loro condizione, sempre ammesso che gli adulti siano in grado di farlo. Ogni intervento sulla scuola, perciò, andrebbe calibrato con saggezza e competenza visto che rischia di fare danni incommensurabili a persone in crescita e non ancora strutturate.

La sensazione, però, è che molto spesso questo elemento passi in secondo piano per privilegiare una sorta di funzionamento organizzativo sistematizzante che quasi prescinda da loro. Troppe leggi, regolamenti, protocolli, modulistica, ormai hanno la funzione di dare un ordine astratto che non affronta la complessità dei problemi, ma li fraziona in tanti piccoli corridoi e rivoli che faticano a comunicare tra loro.

Le certificazioni di disabilità o i problemi nell’apprendimento sono in crescita vertiginosa . Se guardiamo nel merito che cosa certificano vediamo che i casi più numerosi sono relativi a ragazzi con problemi di sviluppo (termine generico), affettività, linguaggio, attenzione, comportamento, disabilità intellettive. Solo una quota marginale riguarda problemi di carattere organico e fisico. Gli interventi di supporto e aiuto ai ragazzi in difficoltà sono affidati a tante figure interne ed esterne alla scuola, frequentemente con modalità di lavoro diverse, che a un certo punto, quasi miracolosamente, lavorando attorno ad un alunno dovrebbero consentirgli di uscire dalle secche in cui si è impantanato. Gli alunni possono essere seguiti dall’insegnante di sostegno, da uno specialista sanitario, di solito uno psichiatra, da un educatore, da associazioni (per la dislessia, autismo, logopedia o altro).

Il tema è come rendere efficaci questi interventi e coordinarli. Qui succedono i pasticci: associazioni che pretendono di dettare un metodo alla scuola, psichiatri di enti pubblici oberati dalle troppe richieste, enti privati che certificano a volte patologie inesistenti o quasi, e il tema della disabilità che diventa una fatto medico, mentre in gran parte delle volte non lo è.

Nel tentativo di dare ordine a tutto ciò si aumentano le rendicontazioni caricando di un peso burocratico senza senso scuole e insegnanti e facendo diventare patologie problemi che sono di carattere sociale.

Se potessero dire la loro gli interessati vi direbbero: “Sono povero, vivo in un quartiere degradato, i miei genitori non hanno studiato e la mia è una famiglia disorganizzata; ma nel vostro modulo tutto questo non c’è”.

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