STUDIARE FINO ALLA LAUREA O RINCORRERE I NIPOTINI SONO OTTIMI ANTIDOTI AL TRASCORRERE DEL TEMPO

Risponde Renzo Romano:

Mi ha colpito la notizia pubblicata dal vostro giornale nei giorni scorsi riguardo alla laurea in Giurisprudenza di un signore di 74 anni. Ho pensato che in mezzo a tanti perditempo c’è ancora chi fa invece un buon uso di quello che ha a disposizione.
Chi appartiene alla cosiddetta “terza età” si conferma una risorsa anche (e non solo) in questo. Non la pare?
Ed è di esempio questa capacità di tenere in allenamento il cervello con lo studio. Un buon modo per invecchiare meglio e più lentamente.
Anna Sacchi

Cara lettrice,
“Beato lui che ha il tempo per studiare” è il primo pensiero che mi è venuto in mente quando ho letto la notizia.
Poi, di fronte all’età del protagonista di questa bella storia, ho avuto un secondo pensiero. “Beato lui che ha ancora una memoria così efficiente da ricordare leggi  e codicilli”. Due “beatitudini” che fanno del neo laureato settantaquattrenne un uomo fortunato. E intelligente.
Intelligente perché ha capito che “non è mai troppo tardi” per imparare.
Quel virgolettato “Non è mai troppo tardi” è un tuffo nella memoria.
Anni Cinquanta, alla televisione con un solo canale, in bianco e nero, compare l’accattivante e rassicurante immagine del maestro Manzi che si propone addirittura (e, miracolo, ci riesce) di alfabetizzare, cioè insegnare a leggere, scrivere, fare di conto, milioni di italiani.
“Non è mai troppo tardi” appare oggi un motto più che mai attuale. Vale per i giovani, vale anche per i meno giovani. Non è un solo un invito a studiare, ad approfondire le proprie conoscenze; è anche un invito  a ritrovare dentro di sé forza, volontà, fiducia.
Non è questa la solita caramellosa retorica piena di banalità che i “saggi” sfoderano ogni volta che  si rivolgono ai giovani e neppure un abusato “pistolotto” trito e ritrito.
È mia assoluta convinzione che l’assunto dell’antelucano maestro Manzi sia la condizione “sine qua” non si va da nessuna parte.
Ricordo di avere intervistato, tantissimi anni fa, uno psicologo. Aveva più di novant’anni e io ebbi la “sfrontatezza”, tuttavia non voluta, di chiedergli quali fossero i suoi progetti per il futuro.
La sua risposta fu una vera e propria lezione di vita: «Imparerò a suonare il pianoforte. È un sogno che mi porto dentro da sempre e non ho mai potuto realizzare perché non ho  avuto il tempo per farlo».
Non so se il mio illustre intervistato sia mai arrivato a suonare un brano di Mozart, ma sarebbe imperdonabile ingiustizia se il Cielo avesse vanificato la sua intenzione.
Mi trovo “quasi” totalmente d’accordo con lei, signora Anna: tenere il cervello in allenamento  con lo studio è un buon modo per invecchiare meglio e più lentamente.
Il mio “quasi” intende sottolineare che non è solo lo studio che rallenta il tempo e tiene in allenamento i neuroni del cervello. Provi a rincorrere un nipotino scatenato in strada o meglio su un prato… Un pomeriggio così vale una settimana di palestra  con un esigentissimo maestro.
Oppure cerchi di soddisfare la sua curiosità (che si esplica in una serie infinita di “perché?”) quando, in un rarissimo intervallo di riposo fisico, gli leggete una storia o gli raccontate un episodio vero o inventato della vostra vita. Se non è allenamento del cervello questo…
Ricordare, pensare, ricostruire e parlare, continuamente sollecitato dalla sua impazienza di sapere, è forse più difficile che prendere trenta a un esame all’università.
La condizione di “nonno”, e ovviamente di “nonna” è a mio avviso il miglior antidoto all’indifferenza del tempo, che giorno dopo giorno, attenta fisico, mente e cuore.
Non tutti, però, possono godere di questo privilegio.
Rattrista vedere gruppi di “pensionati” che si trascinano stancamente da una panchina all’altra dei giardinetti. Sconforta l’immagine di “vecchi nell’animo”, desolatamente armati di telecomando stravaccati su un divano davanti a uno schermo narcotizzante.
Deprime pensare che alcuni “sfortunati” nello spirito e nella volontà si possano svegliare al mattino con l’unica preoccupazione di chiedere alla moglie “che cosa si mangia oggi?”.
Preferisco pensare ai moltissimi alle prese con i nipoti (se ne hanno) oppure che non disdegnano di frequentare biblioteche, università magari della terza età, associazioni. I mezzi per tenere come dice lei, signora Anna,  “il cervello in allenamento” ci sono.
Basta cercarli o magari inventarne di nuovi scoprendo dentro di noi imprevisti interessi.
I “meno giovani” sono una risorsa per la società, non solo quando fanno qualcosa di concretamente utile ma anche quando si propongono come testimoni credibili di valori e principi purtroppo al momento latitanti.
Presupposti di questa credibilità sono la freschezza del ragionamento, la forza del pensiero, la conoscenza, la coscienza di non essere un peso per la società, anzi una risorsa. Il problema è quello di mettersi in questa felice  fortunata condizione.
Come? Aprendo occhi e orecchie, ma soprattutto cuore e intelligenza per essere pronti a cogliere tutte le opportunità. Il tempo, pur nella sua ineluttabilità, di fronte alla nostra voglia di “esserci” potrebbe avere qualche ripensamento e magari rallentare la sua folle corsa verso chissà dove e chissà che cosa.

 

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