Studiavano anche un attentato a un avvocato comasco. Minacciato il sindaco di Fino

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Nuovo blitz nella notte

Il giudice sul paese comasco: «Rilevante allarme sociale»
C’è il sindaco minacciato con una croce e una bomba a mano, ma anche l’avvocato nel mirino di un attentato. Sono inquietanti le quasi 900 pagine dell’ordinanza eseguita ieri mattina. 
Partiamo da una tentata estorsione clamorosa, ai danni di un legale del foro di Como “colpevole” di aver aiutato (con il proprio legittimo lavoro) una società olandese a recuperare – in una controversa giudiziaria – almeno la metà di un credito vantato, 220 mila euro su oltre 500 mila.

L’imprenditore soccombente, Giuseppe Bersani, residente in Svizzera ma attivo con la propria azienda nel Comasco, chiede aiuto ad amici che fanno capo a quel Michelangelo Chindamo ritenuto essere al vertice del locale di Fino. I malavitosi fanno sopralluoghi nei pressi della casa del legale, progettano di sparargli alle gambe oppure alle finestre con un fucile a canne mozze. I carabinieri però li controllano e trovano il modo di far saltare il piano. Ma l’intimidazione non si ferma, e nell’abitazione dell’avvocato (e pure nel suo studio) arrivano lettere minatorie. Anche un commercialista di Chiasso – che aveva dato alla società olandese il nome del legale – viene minacciato. Con la somma da pagare che nel frattempo è passata da 220 mila euro a 270 mila. Il professionista svizzero arriva a chiamare la polizia cantonale, quando due sgherri si presentano nel suo studio. I fatti sono recentissimi, di pochi mesi fa ma rendono bene l’idea del «metodo mafioso». Ma anche Bersani deve stare attento, perché ai malavitosi viene il dubbio che possa aver torto in quella contesa: «Scomodi i cristiani se sei in difetto», dice uno degli arrestati. I “cristiani” sono gli ’ndranghetista, e la loro “scomodità” contro chi è in difetto è ben comprensibile. 

 

Le minacce al sindaco
Fino Mornasco diventa protagonista per un altro episodio. Spiegano i magistrati della Dda che il paese è da molti anni nel mirino delle cosche. «Il locale di Fino Mornasco era “storico”, uno dei più fulgidi esempi di comunità mafiosa al Nord Italia, in virtù delle plurime attività sul territorio costituite dal traffico di stupefacenti e dalle estorsioni e in virtù della presenza di infiltrazioni anche nella pubblica amministrazione». «Dal settembre 2011 all’ottobre 2012, nel territorio» del paese alle porte del capoluogo si «succedono» numerosi «atti intimidatori che, pur se all’apparenza scollegati, possono essere ricondotti a un filo comune». Un filo tessuto dalla ’ndrangheta.
Si legge ancora nell’ordinanza che «la situazione nel comune è di rilevante allarme sociale». E tra le vittime designate ci sono il consigliere comunale Antonio Chindamo e il sindaco, Giuseppe Napoli, al quale viene spedito un messaggio terribile. Il 18 maggio 2012, «nei pressi del cimitero» di Fino, gli investigatori trovano «una croce di legno» su cui è stata affissa la foto del primo cittadino. Sulla croce viene lasciata anche una bomba a mano.

Dario Campione

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