«Studio gli effetti del virus sul sistema nervoso»

La biologa ricercatrice Sabrina Zadic

Il racconto della comasca Sabrina Zadic, biologa ricercatrice all’Università di Basilea

Man mano che la ricerca sul Covid-19 prosegue, medici e scienziati scoprono nuove conseguenze per chi ne è affetto in modo grave. Da principio sembrava che ad essere interessato fosse solo l’apparato respiratorio. Con il passare delle settimane è emerso come il virus, purtroppo, intacchi anche altri organi.
La ricerca medico-scientifica sta impegnando anche la dottoressa Sabrina Zadic, comasca di 27 anni, biologa presso l’Ospedale dell’Università di Basilea. Dallo scoppio dell’epidemia, la ricercatrice non ha mai smesso di lavorare. Il suo campo di indagine è ora incentrato sul Covid-19 e in particolare sui suoi effetti.
«Ho lasciato Como all’inizio di gennaio – racconta Sabrina Zadic – poco prima che scoppiasse la pandemia sono stata assunta come biologa ricercatrice presso il laboratorio di base dell’Ospedale Universitario di Basilea».
«In questo momento – spiega Sabrina Zadic – facciamo ricerca sul Covid-19 in relazione alle malattie neurodegenerative del sistema nervoso centrale, che sono la mia specializzazione».
La sua vita è cambiata drasticamente.
«Sì, non mi sono mai fermata, mi occupo anche di diagnostica per l’ospedale e stiamo conducendo esperimenti sui positivi al Covid-19; per ora siamo arrivati a nove pazienti».
Nella Svizzera centrale non vi è stata una vera emergenza sanitaria.
«No, rispetto al Canton Ticino i casi sono contenuti. Qui a Basilea la gente è libera di uscire e di svolgere attività. Hanno chiuso negozi, locali e ristoranti, sono aperti solo i supermercati e le farmacie. Dall’11 maggio verranno allentate le misure che riguardano tutti i negozi di beni non necessari».
Anche i trasporti pubblici funzionano regolarmente?
«Sì, ci sono state limitazioni nelle corse, ma i miei colleghi che vengono da Francia e Germania non hanno avuto problemi».
C’è l’obbligo di indossare la mascherina?
«No, è una scelta personale. Io ho deciso di indossarla fin da subito per proteggere gli altri, visto che provenivo da Como che è una zona molto colpita, ma ero l’unica e nelle prime settimane della pandemia fuori dall’ospedale tutti mi guardavano incuriositi… Ora però c’è l’obbligo del distanziamento sociale, si può uscire per fare sport, passeggiare lungo il Reno anche in gruppi di massimo cinque persone».
Che cosa l’ha colpita di più in questi mesi?
«Sono rimasta impressionata da come tutti si siano attenuti con serietà e tranquillità alle norme di igiene imposte dalla Confederazione svizzera. Il senso civico è molto forte».
Vengono effettuati tamponi?
«No, solo in caso di stretta necessità. Il sistema sanitario svizzero è privato e il costo di un tampone è di circa 700 franchi. Nell’ospedale dove lavoro è stato fatto solo a una ragazza che era appena tornata dalla Cina».
Il suo lavoro cambierà?
«Avrò un carico maggiore. Basilea è una BioValley, ci sono molti laboratori specializzati e ci sono interessanti progetti di ricerca in cantiere».

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