Stuprata in stazione: doppio rinvio a giudizio

La stazione di Cadorago

Rinviati a giudizio a novembre, quando compariranno di fronte al Collegio del Tribunale di Como per difendersi dalle pesanti accuse che vengono loro contestate.
Stiamo parlando di un 27enne marocchino imputato per rapina, violenza sessuale e lesioni mentre il presunto complice (26 anni) è nel frattempo deceduto in carcere. Nei guai, accusata solo di concorso nella rapina, anche una 23enne di Cadorago, il presunto “palo”.

La storia finita ieri di fronte al giudice dell’udienza preliminare Carlo Cecchetti, risale al 9 giugno 2019, poco prima della mezzanotte, nei pressi della stazione ferroviaria di Cadorago. Una ragazza era stata stuprata a turno da due uomini usciti da un cespuglio, mentre il compagno veniva tenuto a 30 metri di distanza, sotto la minaccia di un coltello puntato alla gola. I carabinieri della caserma di Lomazzo indagarono su quel brutale abuso, arrivando a incastrare tre persone, i due presunti violentatori più una donna che, secondo l’ipotesi investigativa, avrebbe fatto da palo tenendosi a distanza. Quest’ultima tuttavia (assistita dall’avvocato Ivana Anomali) ha sempre negato ogni accusa, sostenendo che quella sera in realtà era nella propria abitazione e non in stazione a Cadorago.

Avrà modo di difendersi di fronte ai magistrati di Como sostenendo la propria tesi in una udienza dibattimentale. Nel corso delle indagini, la vittima era stata sentita anche con un apposito incidente probatorio, in cui aveva ribadito le accuse ricostruendo la violenza subita in modo molto dettagliato. Lo stupro avvenne lungo i binari che escono dalla stazione di Cadorago, procedendo verso Sud.
Dopo la fine della banchina, in prossimità di un cavalletto che chiude un binario morto, si materializzò l’incubo di una giovane comasca e del suo compagno. A incastrare i presunti responsabili era stato sia il riconoscimento delle vittime, sia le telecamere di videosorveglianza della stazione.

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