Su don Roberto l’oblìo del Comune

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di Marco Guggiari

Stride, ma ha una sua triste logica, la distanza tra l’atto con il quale il presidente della Repubblica ha assegnato a don Roberto Malgesini la Medaglia d’oro al Merito civile e l’omissione del Comune di Como, che non ha attribuito l’Abbondino allo stesso sacerdote barbaramente ucciso da uno straniero meno di un mese fa.

Stride, certamente, questo contrasto fra il tributo deciso dalla più alta carica dello Stato, impersonata da Sergio Mattarella, e il nulla del Comune dove operava don Roberto con una generosità giunta fino al sacrificio della vita, togliendo ogni giorno le castagne dal fuoco alle istituzioni locali.

È ampia questa forbice, tanto più che Matteo Ferretti, presidente della Commissione che designa le massime onorificenze civiche e capogruppo di FdI, era stato il primo, dopo l’omicidio, a proporre il riconoscimento della benemerenza alla memoria.

Se ne deduce che alla fine sono prevalsi altri orientamenti, forse anche di tipo ideologico, quasi a voler rimuovere con un po’ di fastidio l’idea di fare memoria pubblica e ufficiale di quella figura, premiandola e riconoscendole un agire degno, meritevole e condiviso. Questo, inevitabilmente, è il dubbio che si affaccia oggi in noi. Il risultato finale ha dato l’idea che si volesse archiviare in fretta la testimonianza di don Roberto, così tanto impegnato ad aiutare gli ultimi e, tra questi, gli stranieri, anche irregolari.

E qui sta la coerenza tra il mancato Abbondino e tutto il resto, che ha preceduto e seguito la tragica morte di don Malgesini.

Una coerenza, un continuum, che parte dalla multa a suo tempo comminata al sacerdote per i caffelatte serviti ai disperati e prosegue con la rimozione dei bagni chimici e delle panchine da largo San Rocco.

In tutta questa sollecitudine, la sicurezza, quella no, non è stato possibile garantirla, per cui poi sono arrivate le fatali coltellate del mese di settembre.

Il filo che unisce il passato al presente con una certa qual coerenza si è però allungato in questi giorni con il rinvio della decisione riguardo all’esigenza di un dormitorio, con le risposte non pervenute all’appello di numerose associazioni di volontariato in favore di una mensa per i poveri, fino al mancato Abbondino dell’altro giorno. Qui non si contesta certo la scelta delle benemerenze 2020, appropriate e pregevoli nei rispettivi ambiti; ci si stupisce che eccezionalmente non ne sia stata aggiunta un’altra per ricordare don Roberto.

O, se a norma di regolamento e per l’impossibilità di cambiarlo in corsa, non fosse stato possibile provvedere a quattro riconoscimenti, lascia comunque senza parole la mancanza di un guizzo, di un’idea, di qualcosa senza precedenti, immaginato e promosso lì per lì per un inchino doveroso e per dire un grazie. Per esempio, un aiuto ai poveri di don Roberto, come ha accennato la presidente del consiglio comunale Anna Veronelli nel motivare il suo no all’Abbondino, spiegando che in realtà don Roberto sarebbe stato il primo a non volerlo. Stupisce anche il mancato chiarimento di come siano veramente andate le cose, il diffuso “no comment” dei consiglieri.

Sorprende questo silenzio, che non si capisce bene se sia imbarazzato oppure di convenienza. Alla faccia degli impegni e delle (vane) parole dette a caldo dopo l’assassinio del sacerdote.

Il Comune di Como non ha agito e non ha ricordato. Con il suo silenzio ha scelto soltanto una discutibile coltre di oblìo.

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