Cronaca

Subito un governo e le riforme

altGli imprenditori comaschi commentano le drammatiche parole del presidente di Confindustria

«Siamo vicinissimi alla fine». Non ha usato giri di parole il presidente di Confindustria, Giorgio Squinzi di Cisano Bergamasco, amministratore unico della Mapei.
Un messaggio forte nella sua drammaticità, quello del mondo delle imprese, al segretario del Pd, Pierluigi Bersani (che ha ricevuto l’incarico di formare un nuovo governo da Giorgio Napolitano) che rimbalza

immediatamente sul Lario.
«La visione di Squinzi è la nostra – dice Giovanni Anzani, amministratore delegato di Poliform e presidente di Assoarredo – Sul mercato interno la situazione è drammatica. Vorrei essere ottimista con il Salone del Mobile alle porte che porterà tutto il mondo qui, visto che siamo i migliori del mondo in questo settore. Ma questo non basta, si deve essere realisti».
L’export continua a salvare il settore?
«Certo, ma con tutti i rischi del mercato globale – spiega ancora Anzani – Anche all’estero si sono messi a produrre mobili di qualità. Gli utili sono spariti, ci sono problemi di pagamento. Fino a quando il rapporto tra euro e dollaro era 1 a 1, i nostri prodotti erano più appetibili. Oggi si deve fare ripartire tutta l’economia e per noi è fondamentale che riprenda l’edilizia. Se andate a New York, dopo l’intervento di Obama sulle banche che ha reso più semplice l’accesso al credito, la città è tutta un cantiere. Da noi invece non si vendono case e non ci sono locali da arredare. La gente fatica anche a rinnovare gli ambienti. Ci rimangono quei pochi matrimoni».
«Squinzi è stato fin troppo leggero – spiega Alberto Novarese, presidente della Saati – Lui è uno degli ultimi ricchi, è un po’ come le trattative con i governi che faceva Gianni Agnelli. E doveva trattare con lo Stato che garantiva l’acquisto di migliaia di veicoli Fiat. Bersani vada a parlare con un operaio in cassa integrazione».
«Se devo parlare solo come imprenditore – aggiunge Novarese – mi interessa poco che ci sia un governo. Vuol dire che nessuno farà danni. Piuttosto che avere una brutta legge è meglio non averla. Lo abbiamo sperimentato con Monti. Però so anche che è il governo a dover intervenire subito per rimettere in giro i soldi. Oggi lo Stato non rimborsa i crediti, ad esempio. Provate voi a non pagare le tasse e vediamo cosa succede».
Sempre dalla visuale del settore tessile il parere di Ambrogio Taborelli presidente dell’omonima tessitura. «Pierluigi Bersani e i nostri politici – dice – devono capire una cosa: il tempo non è una variabile indipendente. Dobbiamo fare in fretta. Il segretario del Pd chiede tempo, ma gli altri corrono, gli imprenditori corrono, i nostri collaboratori corrono come pazzi per tenere in piedi la baracca» aggiunge Taborelli.
«In Germania – dice ancora – sono riusciti a fare un governo di grossa coalizione su 5 o 6 obiettivi come il taglio delle tasse e sugli straordinari, per esempio. Sulle retribuzioni Marchionne ha ragione, va premiato il merito».
Secondo Giorgio Carcano, che ben conosce il settore metalmeccanico, quello di Squinzi è stato «un richiamo che avrebbe fatto qualsiasi persona di buon senso».
«Recentemente, sia in Germania che in Svizzera, mi sono sentito dire una cosa: “Datevi un governo, perché altrimenti sarà un problema serio”. E questo dovrebbe essere l’obiettivo della politica, al di là dei pregiudizi che oggi sembrano fuori dal mondo. Serve un’azione di responsabilizzazione della politica ed è giusto che siano le categorie a chiederla».
La chiede anche Grillo con il suo “Movimento 5 Stelle”?
«Sì, ma non credo che possa ottenere qualcosa in questo senso – dice Carcano – anche perché i rivoluzionari non vogliono il bene del popolo e hanno tutto l’interesse a mantenere la situazione così. In Germania, i “Pirati” sono durati un paio d’anni e pure la spinta nazionalista in Svizzera non ha avuto seguito. Serve un governo che favorisca lo sviluppo e l’innovazione», dice sempre Carcano.
«Mi chiedo perché Squinzi si sia accorto soltanto ora della situazione dell’economia italiana – attacca invece il presidente della Clerici Tessuto, Sandro Tessuto – Io sono soltanto un piccolo imprenditore, ma Squinzi e soprattutto Bersani non si erano accordi della situazione in cui viviamo? Spiegatemi, allora: a cosa serve Confindustria se ha aspettato fino a oggi per dirlo pubblicamente? Sono cose che doveva sapere il governo Monti, quello precedente e quello precedente ancora».
«Ho visto l’altro giorno un servizio televisivo sugli imprenditori del Veneto – dice ancora Tessuto – La fotografia dell’Italia fa spavento. Noi, è vero, conviviamo da tempo con la crisi del tessile e ci salviamo grazie all’estero, ma questa non è una buona ragione per essere ottimisti. Il governo deve mettere subito le mani sull’occupazione, sul credito e sul sistema fiscale. E tutto deve avvenire in tempi rapidi. Oggi non ha importanza che il governo sia di destra, di sinistra, di centro o di tutte le posizioni insieme: è importante che si intervenga in fretta».
Punta tutto sull’urgenza anche Luca Guffanti, imprenditore edile e presidente dell’Ance.
«Abbiamo bisogno delle istituzioni a supporto dell’economia in questo momento – dice Guffanti – Ci sono interventi urgenti fondamentali. Per il nostro settore l’interlocutore sono le norme a carattere regionale, ma anche da Roma si può fare molto. Si devono sbloccare i pagamenti degli appalti pubblici, per esempio, e poi la casa deve tornare a essere un investimento appetibile», aggiunge.
«L’edilizia – precisa Guffanti – sta in piedi se si ricrea il mercato e se viene detassata la casa».

Paolo Annoni

26 marzo 2013

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