Sui diritti non si scherza

Il commento
di Anna Campaniello

La cittadella sanitaria in via Napoleona è uno dei rari progetti che, fin dall’inizio, a Como ha messo tutti d’accordo. Dopo il feroce dibattito sull’opportunità di delocalizzare il Sant’Anna fuori dai confini del capoluogo – un argomento che non ha mai smesso di far discutere – la necessità di rilanciare il vecchio presidio e fare in modo che non diventasse una nuova “Ticosa” ha raccolto un consenso pressoché unanime.

Molti i punti a favore del progetto. Solo per citare i principali: la possibilità per i pazienti comaschi di avere un presidio per le cure essenziali in città, l’opportunità di riunire tutti i servizi sanitari di primo livello in un’unica sede e pure, perché no, l’occasione per dare un senso all’autosilo della Val Mulini. Oltre 4 anni dopo il trasferimento del Sant’Anna a San Fermo, però, nonostante il consenso il progetto della cittadella sanitaria è rimasto lettera morta. E ora, addirittura, c’è chi pensa di poterlo cancellare con un colpo di spugna. Come dire: «Fin qui abbiamo scherzato». Inaccettabile, per i comaschi e non solo. Su questo punto, l’augurio è che le istituzioni locali non accettino l’ennesima sconfitta, non si rassegnino davanti a un generico muro fatto di «non ci sono i soldi». Naufragato, o quasi, il sogno di un nuovo quartiere nell’area della Ticosa, perdere anche l’occasione di rilanciare Camerlata sarebbe troppo. Sulla cittadella è vietato mollare la presa. L’area di via Napoleona è troppo importante, così come il progetto complessivo che ruota attorno all’idea di un polo che riunisca tutti i servizi sanitari di base. Arretrare, anche solo di un passo, sarebbe una sconfitta che Como non merita.

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