SUI FRONTALIERI DOPO LE SCUSE I FATTI

di DARIO CAMPIONE

Le parole di Borradori
Affacciato sul Balcone d’Italia, forse impressionato (positivamente) dalla bellezza di un paesaggio davvero straordinario, il consigliere di Stato ticinese Marco Borradori ha porto ieri le sue «scuse» ai frontalieri e ai Comuni di confine per lo “strappo” dello scorso giugno.
Ha rassicurato, Borradori. Tranquillizzato. Rincuorato. «I soldi congelati qualche mese fa – ha detto il rappresentante del governo di Bellinzona riferendosi ai ristorni depositati in un conto corrente vincolato

e non versati all’Italia – ve li restituiremo».
Quando, non si sa. Tra un paio di mesi, forse tre. Sicuramente nel momento in cui il nostro Paese deciderà finalmente di sedersi al tavolo della diplomazia con la Svizzera per avviare l’auspicata trattativa su black list, libera circolazione, doppia imposizione.
Borradori è conosciuto e apprezzato per la sua mitezza, categoria rara nella politica. A ogni latitudine.
Concreto e determinato come dev’essere ogni buon avvocato svizzero, misura sempre le parole. È praticamente impossibile, infatti, trovare una sua dichiarazione sopra le righe.
Le sue «scuse» hanno quindi un loro peso specifico importante. Tuttavia, non appaiono sincere fino in fondo. E non valgono quanto lo stesso Borradori ritiene.
La mossa di ieri sembra piuttosto dettata da una logica molto italiana: la politica di lotta e di governo.
Di lotta quando il partito (la Lega dei Ticinesi di Giuliano Bignasca) decide di spararla grossa e di far circolare impunemente i sentimenti e le opinioni anti-frontalieri.
Di governo nelle occasioni più istituzionali. Nelle quali è meglio far prevalere un profilo equilibrato e ricco di moderazione.
Così non funziona. I convincimenti, sulle questioni che pesano, o sono profondi o non sono. Borradori ha votato in Consiglio di Stato il congelamento dei ristorni. Conta questo. Il pentimento a posteriori fa parte del doppiopesismo tipico dei politicanti.
Borradori compia quindi l’unico gesto che avrebbe senso.
Chieda ai suoi colleghi di Palazzo delle Orsoline di sbloccare i ristorni e di staccare l’assegno ai sindaci dei paesi italiani. Esca dalla strada stretta del “ricatto”. E lo stesso faccia il presidente del Parlamento ticinese, Gianni Guidicelli, esponente dello stesso partito – il Ppd – in cui milita un altro consigliere di Stato favorevole al congelamento, il luganese Paolo Beltraminelli.
Proponga autorevolmente, Guidicelli, un voto per sbloccare i ristorni. Correre al capezzale del negoziato dopo aver strapazzato ogni forma di possibile dialogo è un atteggiamento filisteo

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