Sul Ceresio la poesia “bianca” di Scarabicchi

Pagine di diario da un mondo sommerso, in un paesaggio invernale, fatto di silenzi domestici, memorie che stanno svanendo, lacerti di racconto sospesi che sono in attesa di un congedo. Einaudi ristampa a vent’anni di distanza la raccolta di Francesco Scarabicchi  Il prato bianco, uscita da l’Obliquo nel 1997. L’autore anconetano, classe 1951, è uno dei poeti più autorevoli del panorama ocntemporaneo.  La sua è una poesia che descrive un paesaggio sottratto, fatto di pudori e silenzi, ammantato di neve come suggerisce il titolo della raccolta. Trasfusa nel testo c’è un’accettazione serena della vita e anche di sorella morte, una elaborazione del lutto che contempla silente spazi e tempi, e tocca anche la provincia lariana con la sezione della raccolta “Albogasio” ambientata a San Mamete e Oria (dove il poeta ammira “L’alba del lago nella luce ferma”). Quella di Scarabicchi è una poesia che programmaticamente cerca di appartarsi dal lirismo e dal soggettivismo dell’io per trovare accudimento e frugalità in penombra, in una scrittura silenziosa quanto profonda, domestica ma anche capace di slanciarsi oltre l’orizzonte, fermandosi sempre sulla soglia che divide la luce dalla tenebra.

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