Cronaca

Sul Lario ci sono 7-8 nuovi casi di Sla ogni anno

alt Parla lo specialista Antonio Paddeu
La struttura sanitaria di Mariano Comense segue una novantina di pazienti
(a.cam.) «Se c’è Stefano, siamo a posto». A dirlo, affidandosi ai videocomunicatori oppure facendosi prestare la voce dai loro familiari, erano i malati di Sla che con “Borgo” condividevano la quotidiana corsa a ostacoli indispensabile per convivere con la malattia. Per le decine di pazienti che gravitano sull’ospedale di Mariano Comense, il calciatore – diventato il simbolo della lotta alla sclerosi laterale amiotrofica – era un punto di riferimento.
«Stefano Borgonovo era da tempo

un punto di riferimento per i malati – conferma Antonio Paddeu, specialista comasco, responsabile della riabilitazione respiratoria del Felice Villa di Mariano – Tutti erano consapevoli di quanto lui sapesse attirare l’attenzione dell’opinione pubblica sulla malattia, oltre ad aver sempre finanziato la ricerca. Da quando si è diffusa la notizia della morte di Stefano Borgonovo, ho ricevuto moltissime telefonate di malati. Per tutti loro è stato davvero un duro colpo». Dall’inizio dell’anno, cinque dei malati di Sla in cura a Mariano sono scomparsi.
«In provincia di Como abbiamo una quarantina di malati, a Mariano ne seguiamo circa 90 perché abbiamo pazienti anche da fuori provincia – dice ancora Paddeu – Sul Lario si registrano 7-8 nuovi casi all’anno. La sopravvivenza è notevolmente aumentata. Dalla Sla non si guarisce ma con la malattia si può convivere. Abbiamo un malato a cui la sclerosi è stata diagnosticata a 50 anni, oggi ne ha 69. Purtroppo, però, le possibili complicanze sono sempre in agguato».
La progressione della malattia varia da un paziente all’altro, ma purtroppo il decorso è drammaticamente identico in tutti i casi. «Questa malattia si impossessa completamente del corpo del paziente, lasciandogli solo le facoltà intellettive, che non vengono intaccate – dice ancora Paddeu – Nell’80% dei casi, la morte è provocata da una patologia respiratoria, nel 10% da un problema cardiaco e nel restante 10% da patologie varie. A oggi, il dato di fatto è che non si può guarire ma soltanto convivere con la malattia. Il paziente che sceglie di fare la tracheotomia sceglie di vivere e di convivere con la Sla. È dovere della società non lasciare soli i malati e le loro famiglie».
In questo senso, Stefano Borgonovo e la sua famiglia hanno fatto moltissimo. «Stefano è stato un eroe silenzioso – dice Antonio Paddeu, che conosceva bene il calciatore – Ha vissuto la sua battaglia con la sua famiglia, facendo di tutto per sensibilizzare l’opinione pubblica sulla Sla. La sclerosi si è impossessata del suo corpo ma lui, fino all’ultimo istante, è stato lucidissimo e ha condotto la sua vita quotidiana».
A Como, accanto ai malati c’è anche l’associazione Aisla, con la responsabile Viviana Tombolillo.
«La cosa più triste in questi frangenti è la solitudine – conclude Paddeu – purtroppo esiste ancora e deve essere superata».

Nella foto:
Borgonovo con Antonio Paddeu, Angelo Luigi Vescovi e la moglie Chantal
30 giugno 2013

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