Sul Lario manca lo spirito d’insieme

opinioni e commenti di giorgio civati

di Giorgio Civati

Meglio un disonesto capace che un onesto incapace? Si tratta di una provocazione, già ascoltata in passato, amara e paradossale. Ovviamente la risposta è che servono amministratori solo e soltanto onesti, ma anche capaci. La realtà però ci mette di fronte a troppi progetti fermi o sbagliati, e a tutta una serie di cose – e molte – che al territorio mancano. Una riflessione che non può riguardare solo gli attuali governanti lariani: addossare unicamente a queste amministrazioni (e non parliamo soltanto del capoluogo) colpe che riguardano invece schiere intere di giunte passate sarebbe ingiusto.  Sono decenni che il Lario stenta, che le idee non si trasformano in fatti e anche quelle sul tappeto sono poche, smilze, raffazzonate. Sono decenni che sulle grandi opere (parlando solo di Como paratie, Ticosa e buon ultimo il viadotto dei Lavatoi) inanelliamo brutte figure. Ma anche per l’ordinario (ricordate le erbacce dei cimiteri?) non andiamo bene. Al di là del giudizio sulle persone, il risultato è stato ed è come minimo modesto. Quindi, oltre una generica riconoscenza per il tempo, l’impegno e la voglia di fare con onestà, il giudizio generale non può essere al momento positivo. A quello che ha funzionato si è arrivati probabilmente più per caso che a seguito di un progetto preciso. Prendiamo il turismo, vanto di questi ultimi anni e speranza per il futuro dell’intero territorio provinciale: prima sono arrivati i visitatori, poi ci siamo accorti di loro. Non si era attrezzato il Lario, non c’era stata un’adeguata promozione, non ci si era creduto e investito più di tanto “prima”. E così, in ordine sparso e casuale, Alessandro Volta? La città della Seta? Il Razionalismo? I due Plinii? Qualche cartello, un po’ di enfasi ma neanche tanta, e via ad aspettare che il caso ci aiuti. Uno degli aspetti più strani è che tra il capoluogo e la provincia eccellenze ve ne sono parecchie, a partire dalla natura che è stata così magnanima con noi, regalandoci un ambiente mozzafiato, così come sono molte le menti aperte, innovative, intraprendenti. Nell’economia, pur tra alti e bassi i casi di successo sono molti, così come nella cultura, nell’arte e in molti altri settori. Splendide individualità, ma l’insieme funziona poco e male. Presa globalmente, Como è diventata ormai da troppi anni una provincia mediocre.

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