«Sul Lario mancano 39 medici di famiglia»

L'appello è stato sottoscritto da settanta medici comaschi

Medici di famiglia mancanti all’appello in un momento di particolare stress per il sistema sanitario. Nell’Ats dell’Insubria la mancanza di medici di famiglia è ormai emergenza, denuncia il Pd lombardo. Al 1° settembre scorso i medici in servizio erano 902, a mancare all’appello erano ben 71, 39 dei quali sul territorio della provincia di Como.
A lanciare l’allarme è stato ieri il consigliere regionale del Pd, Angelo Orsenigo: «L’Ats dell’Insubria registra una carenza davvero pesante: mancano 71 medici di base a fronte dei 59 di Bergamo, dei 54 di Brescia e dei 55 della Brianza. I pochi medici di famiglia presenti devono assistere in media 1.400 pazienti senza poter contare su alcun sostegno dell’Ats. Sono il primo argine al diffondersi dell’epidemia ma sono lasciati soli».
In particolare sono cinque i medici vacanti tra Brenna, Cantù, Capiago, Carimate e Cucciago, tre fra Arosio. Carugo, Cabiate e Mariano, e tre fra Inverigo e Lurago.
«Denunciamo da anni la mancanza di medici di famiglia – ha proseguito Orsenigo – Più volte abbiamo chiesto di aumentare il numero delle borse di studio a loro destinate dalla Regione. Qualcosa abbiamo ottenuto, ma non è stato fatto abbastanza. Ora più che mai la necessità è stanziare risorse per dare incentivi ai neolaureati affinché si specializzino in medicina generale e destinare loro spazi per aprire nuovi ambulatori». Orsenigo chiede anche di «rafforzare la sanità di territorio a partire dal rilancio delle strutture ospedaliere sottoutilizzate in primis il vecchio Ospedale Sant’Anna, che va portato a pieno regime per fare fronte alla crescente pressione sui poli ospedalieri della provincia. Il vecchio Sant’Anna può e deve essere una risorsa in più nella lotta al Coronavirus, come ha già dimostrato offrendo gli spazi necessari per il gran numero di tamponi fatti nelle scorse settimane. Ma possiamo fare di più. Torno a proporre di ospitare i pazienti sub-acuti e chi non può passare una quarantena sicura al proprio domicilio nelle stanze recuperate la scorsa primavera ma mai portate a pieno potenziale».

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