Sul nostro lago sublime il meglio del Grand Tour

Testimonianze preziose Lo studioso dell’arte di viaggiare invita a tutelare le memorie che ci possono permettere di leggere l’anima dei nostri paesaggi celebri in modo diverso
Brilli sprona i comaschi: guardate al futuro coltivando il passato
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erché artisti, scrittori, musicisti e viaggiatori italiani e stranieri hanno visitato spesso e volentieri il Lario, facendone fonte di ispirazione, luogo dove ritemprare lo spirito o insediare una discreta quanto attivissima alcova? La definizione di Stendhal, «Su questo lago sublime», è anche il titolo del corposo capitolo dedicato al Lago di Como nel recente sontuoso volume del professor Attilio Brilli Il grande racconto del viaggio in Italia. Itinerari di ieri per viaggiatori di oggi (Bologna, Il Mulino, pp. 451, 48 euro), in cui lo studioso ha condensato, in forma di “summa” enciclopedica a futura memoria, tutto il proprio vasto sapere sul tema del “grand tour” in Italia (nella foto, un celebre disegno di Joseph Mallord William Turner, Lake Como dal Como and Venice sketchbook del 1819).
La citazione da Stendhal è anche il titolo di un omonimo volume di grande formato e con ricche illustrazioni a colori e in bianco e nero che Brilli ha pubblicato nel 2002 da Federico Motta Editore. È stato un lungo arco di tempo quello nel quale si è venuta consolidando l’immagine del Lago di Como in ambito internazionale. Dall’era del Grand Tour che riguardava una schiera ridotta di intellettuali che però facevano come suol dirsi oggi “tendenza” a livello mondiale per quanto riguardava il bello e il sapere, fino alla nascita dell’industria del turismo attraverso un complicato percorso di consapevolezza, il Lario si è infatti imposto come uno dei contesti ambientali di maggior richiamo per viaggiatori e artisti d’ogni parte d’Europa e d’America.
«Le dimore rivierasche narrano sommesse le storie dei loro ospiti più o meno famosi – annota Brilli in una prosa a sua volta esemplare per ricchezza di sfumature – mettendo in risalto quella trasgressione della quotidianità che aleggia con connivente sensuale torpore sull’incanto verdeggiante dei parchi, sul tepore delle serre, sulle insenature d’acqua ferma» (in alto, la Pliniana di Torno).
Un richiamo di intensa, multiforme fascinazione, insomma. «L’attrattiva che avete più forte sul vostro lago e che è più evidente sul Lario rispetto ad altri laghi pur celebri come il Garda e il Maggiore è lo stretto connubio tra le montagne e la distesa d’acqua dolce: il lago si incunea tra le alture in vario modo, più dolce e pianeggiante sul ramo lecchese ma altrove con pareti fortemente inclinate. Questo mix magico tra l’orrido propriamente alpino e la dolcezza lacustre è la caratteristica che più connota e identifica il Lario».
Come valorizzare queste memorie? «Ci sono piu risposte – dice Attilio Brilli – L’economista o l’esperto di ospitalità alberghiera hanno le loro prospettive. La mia è di tipo culturale e storico. I vari aspetti dovrebbero integrarsi in un unico grande dibattito sul ruolo della memoria a fini turistici. Ma una cosa è certa. Per valorizzare il nostro patrimonio artistico e paesaggistico dovremmo far capire e suggerire meglio al turista (tradizionalmente europeo, ma oggi sempre più orientale e russo) che questi luoghi vanno visti e vissuti avendo in mano la testimonianza del viaggiatore di un tempo, per cogliere al volo, nel medesimo tempo, due volti dell’italia, quello che ne ha fatto la storia secolare e quello che è oggi. Il presente si costruisce sul passato, è fondamentale capirlo».
«Chi arriva oggi nel nostro Paese, e in special modo sul Lario, non può frequentare i luoghi in modo sprovveduto, con una semplice guida “generalista”. Le sfumature, l’atmosfera, si colgono con guide piu sofisticate, appunto le testimonianze di personaggi come Goethe o Stendhal. Che sono preziosissime, poiché ci fanno ricorrere a una nozione di gusto diversa e quindi nuova, che fa scoprire aspetti prima ignoti se non inediti. Così il luogo diventa un prisma a più facce. Mi auguro che chi governa il Paese, e penso al ministro ai Beni culturali Dario Franceschini, recepisca il messaggio. Le confesso una cosa. Io, da toscano, mi sono vergognato traducendo un volume sugli scenari italiani di Edith Warthon in cui descrive luoghi della mia regione che non conoscevo. Recuperare la memoria storica con lo sguardo di uno scrittore o viaggiatore straniero dà una possibilità in più».

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