Sulla collina quiete irreale e tempo immobile

Il viaggio nell’ex ospedale psichiatrico
Silenzio intorno agli edifici e un grande orologio fermo da anni
La zona è tranquilla. Lontana dal caos del traffico cittadino. Immersa nel verde, anche se ormai in più punti le piante crescono incolte, fagocitando tutto quello che incontrano sulla loro strada. Nel parco del San Martino, mentre nei palazzi si discute ormai da più di dieci anni del futuro dell’area, nulla sembra essere cambiato. Tutto è rimasto immutato dal 1999, anno di chiusura dell’ospedale psichiatrico. Dopo l’insediamento – all’interno di una piccola parte dell’immenso complesso
– del dipartimento di Medicina sportiva, di alcuni consultori familiari e di altri spazi dell’Asl, il tempo sembra essersi fermato. Alcuni anni fa è stata aperta anche una sala prove per musicisti ma anche qui il maltempo è l’incuria si sono fatti sentire causando infiltrazioni nel tetto.
Ancora oggi, salendo per il lungo viale che dall’ingresso di via Castelnuovo porta davanti al corpo principale dell’ex ospedale psichiatrico, si ha l’impressione di entrare in un’altra realtà. Parallela rispetto ai ritmi della città. Colpisce subito l’imponente orologio posizionato sulla sommità dell’edificio centrale, ormai arrugginito. Si fa fatica a distinguere le lancette, ferme sulle 7.05.
Tutto intorno, fatta eccezione per alcuni servizi dell’Asl, si sussegue una lunga serie di porte chiuse e finestre sprangate. Tapparelle pericolanti attaccate per miracolo. Edifici grigi, spogli e scrostati, che in più punti lasciano intravedere evidenti segni di infiltrazioni d’acqua.
Intorno a quel poco che di vivo e funzionante continua a esistere, regna quindi una sensazione di desolazione totale. Pochissime le insegne che permettono di capire che cosa sia conservato all’interno delle palazzine disabitate.
Defilato rispetto al corpo principale, non si può non notare un piccolo boschetto dove sugli alberi presenti si vedono ancor oggi incise nel legno alcune frasi che sintetizzano la disperazione dei malati dell’ex ospedale psichiatrico. «Il silenzio è un sogno decomposto», recita una sorta di epitaffio che contrasta con le continue discussioni sul futuro dell’area, oppure un desiderio più terreno come «quando si va al bar si beve caffè e vino». E anche «Dio esagera con il silenzio, l’uomo con la parola».
Va ricordato che l’ex ospedale psichiatrico di San Martino venne chiuso ormai 13 anni fa. Fu inaugurato il 28 giugno 1882 e costò 580mila lire dell’epoca. Con il suo parco sconfinato rappresentava il più vasto manicomio della Lombardia. Qui vennero ricoverati più di mille pazienti di tutte le età, bambini compresi.
Nel periodo di massima attività, questo presidio sanitario era autonomo. Negli orti crescevano piante da frutta e nelle stalle si producevano latte e formaggi sia per l’ospedale sia per la città. Tutto continuò a funzionare fino alla fatidica “legge Basaglia” che il 13 maggio 1978 decretò la chiusura dei manicomi di Stato. Le prime strutture di questa vastissima area risalgono al XVIII secolo. La stessa Villa Monte Verde, poi occupata dalla comunità “Arca” di don Aldo Fortunato e risalente al 1721, ne faceva parte. Altre due ville sono presenti nel complesso e risalgono entrambe ai primi anni del ’900.
Negli anni Quaranta vennero edificate le strutture più moderne. Negli ultimi anni gli oltre 280mila metri quadrati dell’ex manicomio erano stati pensati anche come possibile sede del nuovo Sant’Anna oltre che per il campus universitario.

Nella foto:
Sulla facciata dell’edificio principale campeggia un vecchio orologio con le lancette ferme: un simbolo dell’oblio calato sulla collina

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