Delitto Sandrini. Sulla pista della morte dove è scattato l’agguato

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Da Vercana a Gera Lario lungo la via ciclopedonale percorsa una settimana fa da Sandrini

È difficile convincersi di essere davvero sul luogo di un efferato delitto. Sarà pure il più classico dei luoghi comuni, ma la passeggiata in riva al lago tra Vercana e Gera Lario fa pensare piuttosto a estasiati turisti che immortalano paesaggi da cartolina.
Anche in una fredda ma soleggiata mattina di gennaio, quando i turisti si possono soltanto immaginare guardando le case da sogno affacciate sulla riva, rigorosamente chiuse.
Eppure, solo sette giorni fa, esattamente lungo la pittoresca

via ciclopedonale che corre tra la sponda del Lario e la statale Regina, un killer ancora senza un’identità si è appostato in silenzio, approfittando del buio, per tendere un agguato mortale ad Alfredo Sandrini, 40 anni, dipendente di una segheria con alle spalle una pena per un furto in una sala slot.
Era sera inoltrata e la pista ciclabile, per quanto priva di illuminazione, era pur sempre più sicura della statale Regina, almeno per chi, come Sandrini, per spostarsi aveva a disposizione solo una bicicletta. Il killer, evidentemente, conosceva bene le possibilità e le abitudini della sua vittima. Al punto da scegliere proprio quel sentiero in riva al lago per organizzare l’agguato mortale.
Il tragitto – circa 800 metri oggi in parte chiusi per un cantiere – custodisce le risposte ai misteri non ancora svelati sulla morte di Alfredo Sandrini. Le ultime immagini dell’uomo sono quelle riprese dalle numerose telecamere di sorveglianza della Marina di Domaso, dello Yacht Club e della Canottieri del paese. Il 40enne è in sella alla sua bici e pedala in direzione di Sorico. Percorse poche decine di metri, all’altezza del cartello di Vercana, presumibilmente l’uomo oltrepassa il guardrail e si dirige alla pista ciclabile, lungo un tratto ancora in fase di cantiere che oggi, a una settimana di distanza, proprio per i lavori in corso, non è più nemmeno percorribile.
Il killer, con ogni probabilità, è già appostato in attesa della sua vittima. Trascorrono infatti appena dieci minuti tra il momento in cui Sandrini passa davanti alle telecamere – che lo inquadrano in un paio di occasioni, alle 21.45 e poi alle 21.54 – e il momento in cui a Gera Lario arriva l’ambulanza, allertata da una donna che, da una casa di vacanze affacciata sulla pista ciclabile, sente le invocazioni di aiuto del 40enne ferito gravemente.
Lungo la pista ciclabile non c’è alcun segno evidente che faccia pensare al delitto che si è consumato solo una settimana fa. Percorrendo lentamente il sentiero, osservando ogni dettaglio, è possibile però individuare i resti dei nastri a strisce bianche e rosse che erano stati collocati dai carabinieri per delimitare la possibile scena del crimine. Non c’è alcuna traccia di sangue visibile a occhio nudo, ma è facile immaginare come, nei punti segnalati dai nastri tesi dai militari dell’Arma, gli strumenti a disposizione degli inquirenti abbiano scovato segni chiari, utili a ricostruire gli ultimi istanti di vita di Sandrini.
Nessuna indicazione certa neppure sul luogo in cui il killer ha atteso la vittima. L’omicida si è appostato in un punto in cui il 40enne, pedalando lungo il sentiero buio, non poteva vederlo. Pare probabile che si sia nascosto dietro un muretto che delimita un piccolo corso d’acqua che si getta nel lago passando sotto la pista, anche se non è escluso che l’agguato possa essere avvenuto in prossimità di una piccola rimessa di barche nelle vicinanze.
L’assassino è rimasto nascosto finché non ha visto Alfredo passargli davanti. Poi si è alzato e ha sparato alla schiena dell’uomo. A pochi metri dal corso d’acqua, c’è una strada che collega la pista ciclabile direttamente alla Regina. Una via di fuga perfetta, magari anche con un complice in attesa a bordo di un’auto pronta a dileguarsi rapidamente.
Il tratto successivo della pista diventa per Sandrini, ferito gravemente, un breve calvario. L’uomo prova a continuare a pedalare. Percorre alcune decine di metri. Alle 22 si ferma un istante e telefona a un amico per una drammatica invocazione di aiuto. Riparte un’altra volta, gridando per richiamare l’attenzione. Quando si accascia è ormai nel territorio di Gera Lario, all’altezza dell’albergo-ristorante “Le 5 case”, chiuso in questo periodo.
Anche qui non c’è alcun segno della tragedia che si è materializzato il 3 gennaio scorso. Le case di villeggiatura che si affacciano sulla riva del lago sono chiuse. Nelle darsene, protette da inferriate, si intravedono canoe, barche, surf e biciclette. La piccola frazione si animerà solo in primavera. Nell’attesa, la speranza è che da quel silenzio incantato arrivino le risposte agli interrogativi di una morte ancora senza una spiegazione.

Anna Campaniello

Nella foto:
A sinistra, quel che resta del nastro rosso e bianco posizionato dai carabinieri per delimitare uno dei punti in cui gli investigatori hanno cercato le tracce del delitto. Sopra, uno dei possibili nascondigli del killer che ha teso l’agguato al quarantenne. Si tratta di un muretto che delimita un piccolo corso d’acqua che si getta nel lago passando sotto la pista. Ma non è escluso che l’agguato possa essere avvenuto in prossimità di una piccola rimessa di barche nelle vicinanze (nella foto a destra)

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