Sulle paratie resta l’incognita delle “riserve”. La Sacaim ha chiesto al Comune 11 milioni

Il rendering del Comune di Como relativo al nuovo lungolago

Dica trentatrè (e forse non basta). Trentatrè come i milioni di euro sulla carta necessari – almeno stando al quadro economico dell’ultima perizia di variante – per completare il cantiere infinito delle paratie. Soldi che potrebbero non essere sufficienti. Se è vero – ed è vero – che l’impresa appaltatrice dei lavori ha presentato riserve per 11 milioni.
A pochi giorni dal consiglio comunale in cui il sindaco, Mario Lucini, in diretta su Etv, a partire dalle 20, spiegherà alla città i termini di un progetto finito nelle sabbie mobili, dalle carte ufficiali emergono alcuni particolari interessanti.
A ciascuno dei 30 consiglieri comunali di Palazzo Cernezzi è stato consegnato nei giorni scorsi un Cd contenente i documenti più significativi dell’intera vicenda paratie. Perizie, disegni, tavole, mail, verbali. Una selva selvaggia di informazioni per leggere le quali servirebbero un paio di settimane.
Tra le “carte” anche la relazione del direttore dei lavori, l’ingegnere Pietro Gilardoni, relativa alla terza perizia di variante. Una sessantina di pagine nelle quali sono elencati i nuovi costi dell’opera e i motivi per cui si è arrivati al rifacimento del progetto. Oltre alla specificazione dell’incognita principale: quegli 11 milioni di euro che la Sacaim ha chiesto al Comune e che, necessariamente, dovranno essere oggetto di una trattativa una volta approvata la terza variante.
«Le riserve – scrive Gilardoni – sono tuttora al vaglio dei soggetti tenuti a esprimersi sulla loro ammissibilità e non manifesta infondatezza». La perizia numero 3, tuttavia, dovrebbe «incidere significativamente» su alcune di queste riserve e di conseguenza estinguersi «a seguito e per effetto dell’approvazione della perizia stessa».
Si vedrà. Intanto, ciò che appare certo è il vertiginoso aumento dei costi del cantiere, che sono passati (Iva compresa) da 15,833 milioni di euro a 25,351 milioni. Costi vivi ai quali vanno aggiunte le spese generali, che fanno decollare l’importo complessivo del nuovo lungolago a quasi 33 milioni.
Interessante anche il conto finale dell’assegno che il Comune dovrà staccare alla fine di questo calvario: 6,63 milioni di euro, ovvero 12 miliardi di vecchie lire. Non poco per un’opera che avrebbe dovuto essere finanziata interamente dallo Stato con la Legge Valtellina.
Tutto questo, riserve permettendo. Perché in fondo al tunnel potrebbe esserci ancora buio.

Dario Campione

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