Suoni spaziali

Personaggi – L’ultima creatura dell’ingegnere comasco Renato Giussani si ispira al monolite del film di Kubrick “2001”
A65 anni appena compiuti, l’ingegnere romano Renato Giussani, di origine comasca, è oggi uno dei più conosciuti ed ascoltati “guru” dell’alta fedeltà italiana. Con la sua attività giornalistica e progettuale, ben documentata sul sito www.renatogiussani.it, questo mago dell’elettroacustica italiana ha segnato un’epoca, tra anni Settanta e Ottanta. Doug Sax, il mitico discografico dell’etichetta Sheffield Lab, che ha curato tra l’altro il remastering digitale di molte registrazioni dei Pink Floyd, rimase entusiasta delle sue casse al Consumer Electronics Show di Las Vegas nel 1983, tanto da scriverlo su una delle più seguite riviste specializzate dell’epoca, Absolute Sound. Da tempo, Giussani è tornato a produrre diffusori di alto rango. Lo si potrà incontrare alla prossima fiera Milano Hi-End il 3 e 4 marzo all’hotel Milanofiori di Assago dove, oltre a presentare i suoi diffusori, curerà quattro seminari per chiarire gli elementi di base di una buona installazione hi-fi in ambiente domestico, con diffusori di diverse tipologie, e su come poter ascoltare facilmente ottima musica “liquida” da computer.
«L’acustica di un ambiente è fondamentale – spiega Giussani – ma per dotarlo di un impianto hi-fi più che accettabile non occorre spendere cifre iperboliche: con una soglia minima di accesso di circa 1.000 euro si assembla un buon sistema, magari con pezzi pescati tra l’usato. L’importante è saper ascoltare il proprio ambiente. L’impianto deve dare una sensazione di realismo, e non si sposa bene con un arredo minimalista che crea rimbombo e riverbero. Tutto ciò che assorbe o “spezza” le riflessioni è benvenuto. La stanza ideale poi deve avere le tre dimensioni diverse e non multiple. Meglio ancora è una mansarda, in cui pavimento e soffitto non sono paralleli».
Giussani, che ricorda ancora l’imprinting comasco che lo accompagnò una volta giunto bambino nella capitale («avevamo orari anticipati di un’ora rispetto a quelli romani») e i sapori schietti della cucina materna, «che è sempre stata di matrice lariana», ha iniziato a scrivere sulle riviste tecniche e a progettare diffusori quando lo “stereo Hi-Fi” era uno status symbol.
«Negli anni ’70 – ricorda – l’alta fedeltà non era un sogno “magico”, come troppo spesso è oggi, ma la frontiera della ricerca scientifica e della tecnica. Era uno strumento tecnico evoluto, in grado di provocare forti emozioni, come e più di quello che è oggi la Tv in 3D. E dava sensazioni che prima in Italia, a livello “di massa”, non si erano mai provate. Per questo ebbe un boom eccezionale. Io mi sono avvicinato all’hi-fi perché suonavo la chitarra elettrica, ma i gruppi che amavo non si ascoltavano in modo decente (e non si potevano quindi “riprodurre” bene) con le “fonovaligie” dell’epoca. Era tutto un po’ mischiato e distorto».
La più recente sfida di Giussani, che ha sempre privilegiato le casse slanciate e capaci di “sparire” nell’ambiente per far posto a un suono estremamente “realistico”, è il progetto del sistema “GR TMA-1”, che riproduce esattamente le proporzioni del monolite TMA-1 (Tycho Magnetic Anomaly 1) del film 2001 A Space Odissey: 25 cm di profondità, largo un metro e alto 2 metri e 25. Il progetto sarà offerto gratuitamente a qualunque appassionato vorrà realizzarlo, su www.audioplay.it. Si tratta di una iniziativa che prevede un inedito “finanziamento collettivo” da parte di tutti coloro che siano interessati al suo sviluppo e alla sua conseguente divulgazione.

Lorenzo Morandotti

Nella foto:
Il celebre monolito nero nel film 2001 Odissea nello spazio di Stanley Kubrick cui si ispira Renato Giussani. In alto, l’ingegnere di origine comasca durante una presentazione dei suoi diffusori in una recente fiera a Parabiago

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